L’assist ai complottisti di cui non c’era bisogno

La prima volta di Andrea Crisanti, ormai dieci mesi fa, fu un sorprendente ossimoro: "Il virus bisogna eliminarlo, non conviverci".

La prima volta di Andrea Crisanti, ormai dieci mesi fa, fu un sorprendente ossimoro: parole pesanti, imperturbabile mitezza. Era l'inizio di tutto, il peggio doveva ancora arrivare, e lui del peggio aveva capito molto: «Il virus bisogna eliminarlo, non conviverci». L'ultima volta di Crisanti Andrea è un'inattesa aberrazione del científico vertical, lo scienziato tutto d'un pezzo: «Non farei il vaccino a gennaio». Nel mezzo, probabilmente, la metamorfosi di una coscienza critica diventata grillo parlante inseguendo il suo stesso personaggio in collegamento tv, di solito via skype, voce sempre pacata e grigio su grigio. Ma onnipresente, affilato e conteso. E ora travolto dalla propria riconoscibilità: essere «contro», sempre. Ma il bastian contrario è un mestiere scivoloso, e così un legittimo dibattito sulla sicurezza dei farmaci che a breve arriveranno in Italia si è tradotto nella più anti-scientifica delle ombre: Crisanti è un no-vax. Ovviamente non è così, ma i buoi sono scappati. Questa monumentale impresa farmacologica - produrre un nuovo vaccino in meno di un anno - è frutto di uno sforzo economico e di ricerca senza precedenti. Di indubbie «compressioni» di tempi e protocolli, ma non ci sono prove che le regole siano state violate. Centinaia di ricercatori hanno speso la propria professionalità e deontologia. Enti regolatori sono chiamati a verificare i farmaci in arrivo. Esistono interessi economici? Sicuro. Sono enormi, ma a fronte di un milione e mezzo di morti nel mondo non si può dire che siano prevalenti. Eppure si è alimentato il dubbio. «Dichiarazioni sconcertanti», le ha definite ieri Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità. È l'idea che qualche attore abbia rotto il «patto» tra scienza, politica e società per arrivare prima o anche solo presto, tanto da mettere a rischio la nostra salute. Dire che il primo vaccino potrebbe non essere un prodotto sicuro, dirlo in quei termini e dall'alto di tanta autorevolezza (e popolarità) significa ignorare che un ruolo pubblico è anche una responsabilità politica, e che poche frasi avventate possono tradursi in un assist alla squadra sbagliata: quella dei complottisti e della dittatura sanitaria. Quella dei no-vax. Un popolo numeroso e purtroppo in crescita. Milioni di persone che tra poche settimane potranno utilizzare le parole di Crisanti per giustificare il proprio rifiuto della cura. In queste pagine potete leggere la versione del virologo e le posizioni di molti suoi autorevoli colleghi. C'è dibattito nella comunità. Il dubbio e l'errore sono architravi del metodo scientifico. Ma l'abuso di entrambi è un lusso che non possiamo più permetterci.

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