Francesco Curridori All’interno del mondo Lgbt è partita una petizione per chiedere l’espulsione dell’Arcilesbica dalla federazione Arci dopo la presentazione della Declaration on Women’s Sex-Based Rights Femministe in lotta tr...

Un dossier anti utero in affitto fa scoppiare il mondo Lgbt

All’interno del mondo Lgbt è partita una petizione per chiedere l’espulsione dell’Arcilesbica dalla federazione Arci dopo la presentazione della Declaration on Women’s Sex-Based Rights

Femministe in lotta tra loro. All’interno del mondo Lgbt è partita una petizione per chiedere l’espulsione dell’Arcilesbica dalla federazione Arci a causa delle loro posizioni transfobiche.

A scatenare le ire delle femministe critiche verso l’Arcilesbica è stato il webinar in cui è stata presentata la Declaration on Women’s Sex-Based Rights, un manifesto ispirato alle idee della scrittrice Sheila Jeffreys. In questo documento si parla apertamente della discriminazione che le donne subiscono quando il “concetto di identità” di genere prevale sul sesso maschile/femminile. In sostanza, l’Arcilesbica ritiene che ammettere chiunque si senta donna (quindi i trans) rischi di sminuire le conquiste ottenute dalle donne. “Da alcuni anni ArciLesbica – si legge nella petizione – usa i propri canali di comunicazione per esprimere posizioni transfobiche e trans-escludenti, sempre più in aperto contrasto con i valori e con lo Statuto della Federazione ARCI di cui fa parte e che, invece, promuove il riconoscimento della libera espressione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, senza alcuna discriminazione e distinzione. Crediamo che sia il momento di porre fine a quest’ambiguità, chiedendo alla Federazione di valutare l’espulsione di Arcilesbica”.

L’Arcilesbica, dal canto suo, presentendo l’evento su Facebook, ha chiarito la sua posizione: “La sostituzione dell’identità di genere al sesso nuocerebbe alle politiche dedicate ai diritti delle donne, ad esempio conducendo a dati fuorvianti nelle ricerche sulla violenza domestica, i livelli retributivi, le carriere, l’accesso ai fondi statali”. Nulla, dunque, contro i transessuali “che necessitano di politiche mirate e di risorse aggiuntive, non detratte da quelle già scarse riservate alle donne”. Cristina Gramolini, presidente di Arcilesbica, sentita dall’HuffPost ha spiegato che ampliare i diritti delle donne anche a chi si sente donna sia sbagliato perché “Se, ad esempio, nelle ricerche istituzionali sulla violenza domestica, i livelli retributivi, le carriere o l’accesso alle professioni delle donne, si considerano anche le persone trans nel campione, si ottengono dati fuorvianti”.

Una simile diatriba pone seri problemi all’interno del mondo Lgbt che “ancora una volta tutt’altro che aperto, tollerante, plurale e democratico”, fa notare a ilGiornale.it Umberto La Morgia, esponente della Lega in Emilia Romagna. “Arcilesbica e le lesbiche femministe si oppongono liberamente a derive come l’utero in affitto che mercifica la donna e all’ideologia sempre più pervasiva del transfemminismo che le equipara a chi donna non è e per questo sono accusate di transfobia”, aggiunge. Secondo La Morgia si tratta di una situazione al limite dell’assurdo: “Se lo stigma, l’epurazione e questo caos avviene all’interno della comunità LGBT+, figuriamoci cosa accadrebbe se fosse approvata una legge contro l’omotransfobia come quella concepita dalle sinistre che andrà presto in aula alla Camera! Saremmo tutti omofobi? Le lesbiche sarebbero transofobe perché vogliono affermare che la donna ha la vagina?”.

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