Patricia Tagliaferri A 48 ore dall'ok agli spostamenti una scelta definitiva non c'è ancora. Spinta delle Regioni per frenare la Lombardia Data attesissima, ma molto discussa, quella del 3 giugno. Dopodomani dovrebbe essere il ...

Pressing dei governatori. “Dpcm per aprire i confini”

A 48 ore dall’ok agli spostamenti una scelta definitiva non c’è ancora. Spinta delle Regioni per frenare la Lombardia

Data attesissima, ma molto discussa, quella del 3 giugno. Dopodomani dovrebbe essere il giorno del «liberi tutti», in cui in un’Italia finalmente liberata dal lockdown potremo muoverci tra regioni senza vincoli. Anche se si sta facendo largo tra chi è meno convinto, l’ipotesi di uno slittamento di una settimana. Una decisione definitiva, a poche ore dal d-day, non è stata ancora presa. La pressione altissima su Palazzo Chigi e gli ultimi dati del monitoraggio dell’epidemia, avrebbero convinto il governo a un via libera generalizzato. Ma c’è un fronte di governatori del Centro-Sud, capeggiati da quelli di Campania e Toscana, che avrebbe preferito una maggiore cautela in attesa di indici di contagio più uniformi.

Se ci sarà un rinvio, a livello normativo sarà necessario un nuovo decreto. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, preme perché ci sia comunque un intervento del governo anche per riaprire. «Siamo in attesa di un provvedimento nazionale. Ci vorrà un Dpcm che interrompa il precedente blocco», dice. Il premier Giuseppe Conte sta discutendo il tema con i capi delegazione delle forze di governo e il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, da sempre contrario alle aperture a macchia di leopardo o a ipotesi di «passaporti sanitari» come quella avanzata dal governatore sardo Christian Solinas. Quello della Sicilia, Nello Musumeci, si limita a voler tracciare i turisti in vacanza nella sua isola. Invoca cautela tra le righe il ministro della Salute, Roberto Speranza: «I dati sono incoraggianti. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa con gradualità e cautela». Cautela invocata anche dall’Istituto superiore di Sanità: «L’incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale». I presidenti delle Regioni aspettano di essere convocati dal governo. Tra chi accoglierebbe con favore la notizia di uno slittamento per le Regioni più a rischio, c’è il governatore della Campania. «Davvero non si comprende dice Vincenzo De Luca quali siano le ragioni che possono motivare un provvedimento di apertura generalizzata e la non limitazione della mobilità nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio». Nel mirino c’è la Lombardia, anche se il presidente Attilio Fontana ribadisce da giorni che i numeri della sua Regione sono in regola. Non ne è convinto il collega della Toscana, Enrico Rossi, pur pronto ad adeguarsi nonostante le perplessità. «Mi chiedo perché la Lombardia, che ha un livello di positivi molto più alto di altre Regioni – scrive su Facebook – debba essere trattata come le altre, con il rischio di mettere nuovamente in giro i contagi. Più prudenza forse sarebbe stata opportuna per i lombardi e per tutti gli italiani. Io non sono uno sceriffo, né voglio raccontare sciocchezze su patenti sanitarie impossibili, ma vedere Fontana e anche Sala così spinti verso le riaperture, dopo il disastro che proprio in Lombardia ha avuto il suo epicentro, mi lascia sbalordito e contrariato. Chissà se si sarebbe fatto lo stesso se al posto della Lombardia ci fossero state altre Regioni, magari del Sud». Chi non vuole sentire parlare di aperture differenziate è Zaia, che ritiene fondamentale rimuovere i blocchi senza alcuna distinzione pur «capendo le preoccupazioni di alcuni colleghi». Anche il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, auspica un’apertura completa e senza lo scambio di accuse tra Regioni. Conflitti che ci sono e con i quali bisogna fare i conti. «Poiché i governatori non hanno il potere di chiudere le proprie Regioni, io per garantire libertà di movimento non posso chiedere una regola che non sia imposta dal dcpm», osserva.

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