Massimiliano Scafi Il messaggio alla Nazione dal Quirinale: c'è bisogno di maggiore coesione e progettualità Sangue, sudore e lacrime. Sergio Mattarella non dice proprio così, non vuole drammatizzare e nemmeno copiare Churchill...

Mattarella avvisa Conte sul denaro a pioggia: interventi da pianificare

Il messaggio alla Nazione dal Quirinale: c’è bisogno di maggiore coesione e progettualità

Sangue, sudore e lacrime. Sergio Mattarella non dice proprio così, non vuole drammatizzare e nemmeno copiare Churchill, ma insomma, il senso è quello. «La risalita non sarà veloce, la ricostruzione impegnativa, per qualche aspetto sofferta. Dobbiamo contrastare un nemico invisibile, che ha sconvolto le nostre esistenze e ha messo a rischio tanti posti di lavoro». Il quadro è nero: superata forse l’emergenza sanitaria, ecco la crisi economica, i negozi chiusi, la paura, le nuove povertà, la rabbia in piazza, la coesione sociale che va in frantumi, il Due Giugno festeggiato in ordine sparso.

Il presidente è seriamente preoccupato. «Ce la faremo», però «con l’unità è l’impegno di tutti». Servono «coraggio e prudenza, tempestività e lungimiranza», servono anche «scelte impegnative» e magari un governo in grado di prenderle. Non si potrà andare avanti distribuendo soldi a pioggia, che nemmeno arrivano. «Dovremo offrire sostegno e risposte a chi è stato colpito più duramente e pianificare investimenti e interventi di medio e lungo periodo per dare prospettive al Paese». C’è bisogno insomma di un progetto, di una certa idea dell’Italia, perché stavolta non basteranno nemmeno i miliardi europei: «Dipende da noi, dalla nostra intelligenza».

Ricevimento cancellato, Quirinale sbarrato, cerimonie ridotte al minimo, solo un concerto dell’Opera di Roma, simbolico, nei giardini vuoti, i musicisti con la mascherina, dedicato alle 34mila vittime del Covid. Prima, un discorso alla nazione in tv. Il presidente parla ai cittadini, li vuole incoraggiare, ringraziare, tranquillizzare, far sentire che lo Stato è presente. Ma lo sforzo principale per la ripartenza, spiega, dovrà farlo la politica. Innanzitutto smettendo di litigare. Governo contro Regioni, nord contro sud, maggioranza contro opposizione: non se ne può più. «Il Due Giugno ci invita a riflettere su che cosa è una Repubblica oggi, interpella tutti quanti hanno una responsabilità istituzionale sul dovere di essere all’altezza del dolore, della speranza e del bisogno di fiducia della gente». Basta speculazioni, «le sofferenze provocate dalla malattia non vanno brandite gli uni contro gli altri». Al contrario, il momento che stiamo passando richiede «serietà, rigore, misura, senso delle istituzioni e lo richiede tanto più a chi ha più responsabilità». Perciò i partiti sono invitati «a trovare le ragioni di uno sforzo comune che non attenui le differenze». Non era proprio il caso, secondo il Colle, di organizzare per oggi manifestazioni contro. E qui, chiarisce Mattarella, non si tratta di «sospendere o annullare la normale dialettica politica», perché «la democrazia vive e si alimenta di confronto tra posizioni diverse». No, il punto è un altro. «C’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite, qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza o opposizione: l’unita morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi parte della stessa storia, sentirsi un popolo, una generazione con l’altra, un territorio con l’altro. Tutti insieme chiamati a un impegno comune contro un gravissimo pericolo che ci ha investito».

Gli italiani, dice il presidente, hanno reagito bene. «Sono orgoglioso del mio Paese, nel momento più difficile ha mostrato il suo volto migliore. Abbiamo toccato con mano la solidarietà, la professionalità di medici e infermieri, l’altruismo. Ne usciremo come nel 1945». Chiude con parole di speranza, guardando a Bruxelles. «Non siamo soli, si è affermato il principio dell’integrazione, perché nessuno ha un futuro fuori dall’Unione Europea». E oggi sarà a Codogno, dove tutto è cominciato.

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