Simone Savoia Parlano proprietari dei bus privati e gli Ncc: "Per noi niente aiuti. Assimilateci al settore turistico, non trasportiamo merci" "C'erano 120 mezzi. Nessuna multa, nessun intralcio al traffico, nessun gesto fuori ...

L’ira degli autisti Ncc e bus privati: “Facciamo trasporto scolastico, ma nessuno ci aiuta”

Parlano proprietari dei bus privati e gli Ncc: “Per noi niente aiuti. Assimilateci al settore turistico, non trasportiamo merci”

“C’erano 120 mezzi. Nessuna multa, nessun intralcio al traffico, nessun gesto fuori posto. Vogliamo che il governo ragioni”. È pacato Luca Malfer, imprenditore e delegato della FAI. La Federazione Autotrasporti Italiana riunisce circa 800 aziende, 50mila addetti con un fatturato da 500 milioni di euro. Si tratta dei bus privati che effettuano servizi di trasporto scolastico, trasporto turistico e trasporto aziendale (le “navette” per i dipendenti). Sarebbe meglio parlarne al passato, effettuavano.

“Dal 26 febbraio siamo fermi”, dice Malfer. Che poi indica una ventina di mezzi fermi nel piazzale della sua azienda, dà qualche parte nella periferia industriale di Monza. “I bus da fermi costano anche di più. Perché oltre alle spese per certificazioni, sanificazioni, bollo e tassa di circolazione, c’è l’usura del mezzo da scongiurare. Ad esempio evitare che la batteria si scarichi”. Cosa ha portato gli addetti di questo comparto a manifestare davanti al Pirellone a Milano questa mattina assieme agli Ncc? Al di là dell’angoscia da crisi economica c’è un problema d’inquadramento. Precisa Malfer: “La nostra categoria rientra nell’autotrasporto sotto l’egida del ministero per le infrastrutture. Il trasporto merci su gomma in questo periodo ha lavorato più del solito, quindi è tutt’altro che in sofferenza. Noi dovremmo dipendere dal ministero dei beni culturali, cioè dal turismo. Cioè essere assimilati al trasporto pubblico locale”. Ma tradotto in soldini, che significa? “Il decreto cura-Italia prevedeva che ci venissero pagati come svolti i servizi scolastici sospesi da marzo a giugno. Ma il successivo decreto rilancio ha tolto queste sovvenzioni, prevedendo un fondo perduto che, se si è fatturato oltre 1 milione di euro, arriva a 15.000 euro per tutto il 2020. Si calcoli che le 9 settimane di cassa integrazione sono finite a fine maggio, e forse potremmo usufruirne ancora non prima di settembre. Ma con scuola e turismo paralizzati come paghiamo i dipendenti?”. Intanto inizia a piovere, qualcuno sposta i bus nel capannone, al riparo. Per la pioggia della crisi il capannone di questi lavoratori (tra imprenditori e dipendenti non c’è distinzione pratica) si chiama Dario Franceschini, ministro con delega al turismo. A patto di incontrarlo e di trasformare le proposte in una modifica sostanziale del decreto rilancio. Perché da queste parti non si vedrà un euro fino a ottobre-novembre.

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