Paolo Giordano A «Non è L’Arena» si è parlato liberamente della magistratura. Con grandi ospiti (Luca Palamara su tutti) e informazioni verificate. Gli ascolti sono stati buoni. Ma la grande stampa tace Al di là delle questioni...

Giletti fa un’inchiesta sui giudici. È grande tv ma pochi ne parlano

A «Non è L’Arena» si è parlato liberamente della magistratura. Con grandi ospiti (Luca Palamara su tutti) e informazioni verificate. Gli ascolti sono stati buoni. Ma la grande stampa tace

Al di là delle questioni strettamente politiche, domenica sera a «Non è l’Arena» è andata in onda la televisione come non si vedeva da tempo non soltanto su La7 ma anche sulle altre reti. L’argomento della parte cruciale del talk (poco) show di Massimo Giletti è stato il caos che da molti mesi agita la magistratura dopo la pubblicazione delle intercettazioni di Luca Palamara, ex presidente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati), indagato dalla procura di Perugia dal 2018. Un argomento delicatissimo che avrebbe potuto essere trattato in due modi.

La presenza in studio di Palamara era uno scoop (come ha sottolineato anche lo stesso Salvini, ospite in studio) e quindi Giletti avrebbe potuto «proteggere» l’intervistato senza incalzarlo con domande circostanziate. Oppure, come è invece accaduto, il magistrato più chiacchierato d’Italia è diventato parte decisiva della narrazione di uno scandalo che ciclicamente finisce sotto i riflettori. Inutile ricordare che dai tempi di Mani Pulite (e anche prima) la presunta contiguità della magistratura con certi partiti o movimenti politici è stato oggetto di polemiche senza fine. Nello studio di Giletti, Palamara è arrivato dopo esser stato inquadrato a lungo nel «backstage» mentre osservava i filmati e le discussioni che andavano in onda. Uno stratagemma «drammaturgico» per aumentare l’attesa di una intervista che è stata senza dubbio seguita con estremo interesse sia dalla politica che da tanti magistrati. Senza barba e con il volto molto teso, Palamara si è seduto davanti al conduttore e il programma non ha cambiato passo, è rimasto focalizzato sull’inchiesta e non si è diluito nel compiacimento di avere un (super)ospite davanti alle telecamere. Dal punto di vista televisivo è una rarità. Al di là dei risultati dell’intervista (della quale si è scritto molto anche sul Giornale), per una sera la televisione italiana è ritornata a quando i programmi facevano la differenza. «Non è l’Arena» di domenica sera ha dato una grande prova di giornalismo televisivo d’inchiesta, verificando le fonti, ritrovando testimonianze inedite o quantomeno dimenticate o, peggio, trascurate.

E non ha dimostrato quella faziosità cui spesso siamo abituati e che, di per sé, non è necessariamente negativa (purché sia dichiarata). Ma c’è altro. C’è anche la costruzione di un approfondimento e, di conseguenza, la ricerca di altri aspetti della vicenda di cui si tratta. Insomma, ci vuole competenza. Nelle sue domande, Massimo Giletti ha dimostrato di averla con riferimenti precisi e molto, molto dettagliati, dimostrando di avere in mano l’intervista e di non essere un semplice «porgitore di domande». E gli ascolti lo hanno premiato. «Non è l’Arena» ha fatto quasi il 9 per cento (per l’esattezza 8,8) portandosi a casa 1.565.000 spettatori), quando la domenica precedente aveva contabilizzato il 7,05% con 1.366.000. Certo, qualcuno dirà che mancava per la prima volta la concorrenza di Fabio Fazio, di solito in onda su Radi2 alla stessa ora. Ma forse non è stata così determinante. I due pubblici sono tendenzialmente diversi e cercano obiettivi diversi. In ogni caso, comunque andrà a finire la complessa e per molti versi vergognosa vicenda della magistratura, Giletti ha confermato di essere uno dei pochi che riesca ancora a costruirsi gli scoop con le proprie mani come hanno sempre fatto i fuoriclasse della televisione d’inchiesta. Forse per questo tanti giornaloni fanno finta di niente.

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