Gabriele Laganà Politici di diverso schieramento giudicano le immagini della app Immuni, una donna con un neonato in braccio e un uomo al computer, fuori dal tempo Polemiche sull’app Immuni, strumento tecnologico per controllar...

App Immuni, polemiche per le icone sessiste

Politici di diverso schieramento giudicano le immagini della app Immuni, una donna con un neonato in braccio e un uomo al computer, fuori dal tempo

Polemiche sull’app Immuni, strumento tecnologico per controllare la presenza e la diffusione del coronavirus in Italia. Questa volta, però, la disputa non è legata a questioni di privacy quanto alle icone. Nei disegni, infatti, sono rappresentati i due generi nell’ambito domestico: l’uomo è impegnato a computer mentre la donna ha un neonato in braccio.

Le raffigurazioni hanno fatto gridare allo scandalo e alla discriminazione il mondo della politica. “Come è possibile che l’immagine della donna nel 2020 sia ancora legata, anche all’interno delle istituzioni, agli stereotipi più logori e abusati? La vicenda dell’app non va minimizzata perché è sintomo di qualcosa di grave e profondo”, ha scritto su Twitter Andrea Orlando, vice segretario Pd.

“È doveroso chiedere una modifica sull’immagine stereotipata dell’app Immuni a Pisano, perchè nessuno aveva controllato prima?”, è il messaggio postato su Facebook dalla deputata di Italia Viva Giusy Occhionero. “L’immagine stereotipata della donna raffigurata dalla App immuni rappresenta davvero un brutto scivolone che nasconde una mentalità inaccettabile ancora dentro alle istituzioni”. “Viene da chiedersi – ha spiegato ancora la parlamentare- come sia stato possibile che nessuno abbia controllato, a tutti i livelli, prima di dare il via libera ad una simile operazione. Non se ne era accorto nessuno?”. La Occhionero ha definito “doveroso il tempestivo intervento della ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti, che ha chiesto subito alla titolare dell’operazione, la ministra dell’Innovazione tecnologica Paola Pisano, di intervenire per eliminare un tale errore”.

Altrettanto polemica è Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, che ha affermato come “le icone dell’app Immuni raffigurano i due generi nell’ambito domestico in modo discriminatorio: mentre l’uomo è impegnato, connesso, smartworker, la donna è solo madre con il pollice verde che cresce figli e piante. Mentre lui fa il medico, lei ha il Covid. Stereotipi offensivi ma, soprattutto, significativi di una concezione irreale e antieconomica delle donne italiane, che di sicuro crescono figli e piante ma sono anche lavoratrici o avrebbero diritto di esserlo”.

“Noi badiamo all’essenziale- ha continuato l’esponente azzurra- e sappiamo che gli stereotipi si combattono con provvedimenti concreti. Ecco perchè abbiamo preparato un emendamento al dl rilancio, prima firma Carfagna, per una tassazione differenziata dei redditi di lavoro dipendente e autonomo tra donne e uomini. Proponiamo una riduzione di 3 punti delle prime 3 aliquote IRPEF, fino cioè ai redditi di 55mila euro. In questo modo le le aliquote passerebbero da 23, 27 e 38% a 20, 24 e 35% per la parte relativa al reddito da lavoro delle donne. Il compianto economista Alberto Alesina, insieme ad Andrea Ichino, aveva a lungo studiato questa ipotesi, considerandola la più efficace per far emergere occupazione femminile, per una più equa distribuzione del lavoro domestico e di cura e una spinta verso la parità salariale”.

Dopo le parole di fuoco dei rappresentati politici, nella home page della app si nota un radicale cambiamento. Ora è la donna è al computer per lavorare mentre l’uomo si dedica al neonato tenendolo in braccio.

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Polemiche a parte, la app Immuni è già stata scaricata da centinaia di migliaia di persone. “Dopo 24 ore abbiamo già avuto 500mila download, questo significa che l’applicazione è stata apprezzata nella sua semplicità e i cittadini ne hanno capito l’utilità”, ha affermato il ministro per l’Innovazione Paola Pisano al Tg1. “Ad oggi – ha aggiunto – siamo il primo grande Paese in Europa ad utilizzare una tecnologia del genere per il contrasto del coronavirus, siamo tra i primi paesi al mondo. L’applicazione è stata sviluppata nel pieno rispetto della privacy della normativa italiana ed europea”.

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