Niccolò Sandroni Westworld, la serie tv fantascientifica creata da Jonathan Nolan con Evan Rachel Wood e Ed Harris protagonisti, dopo due stagioni complesse ma entusiasmanti fa il suo primo passo falso La terza stagione di West...

Quel colpo di scena Westworld che può deludere i fan della serie tv

Westworld, la serie tv fantascientifica creata da Jonathan Nolan con Evan Rachel Wood e Ed Harris protagonisti, dopo due stagioni complesse ma entusiasmanti fa il suo primo passo falso

La terza stagione di Westworld cambia faccia e sposta il confronto tra robot e umani nel mondo reale, ma la nuova trama non esalta come in passato.

Westworld, dove eravamo rimasti

Con le prime due stagioni di Westworld abbiamo visto una delle serie tv più incredibili – se non addirittura la più incredibile – degli ultimi anni. La complessità della trama è stata sapientemente coniugata con un’elevata qualità nella sua realizzazione. Questo è stato possibile grazie alla partecipazione di un cast stellare – Evan Rachel Wood, Anthony Hopkins, Ed Harris, Thandie Newton, Jeffrey Right in particolare – e una sceneggiatura curata da Jonathan Nolan e Lisa Joy che avvicina il risultato ai ben noti film del fratello Christopher. Da ricordare inoltre la firma di J.J. Abrams alla produzione e il canale che ospita la serie, HBO, quali altri prestigiosi attestati.

La trama particolarmente intricata dei primi due capitoli si è distinta per due elementi: una narrazione che si è sviluppata su due linee temporali, le quali finiscono poi per ricongiungersi alla fine della seconda stagione in una sola, nel 2058, con la rivolta dei robot del parco di Westworld preceduta dalla presa di coscienza dei personaggi circa la loro vera natura. In particolare questo è riferito a Dolores, la prima replicante del parco a tema west, la quale, una volta compreso di essere un robot e ricordato quanto successo, decide di vendicarsi sugli uomini che per anni hanno realizzato soprusi su di lei e sulla sua specie capeggiando quindi la rivolta dei replicanti che ha portato al massacro di molti ospiti del parco. Inevitabilmente, anche chi è umano, come William/L’uomo in nero, finisce per dubitare di se stesso, credendo di essere un robot che segue una narrazione predeterminata. Insomma, un’intricata storia in cui tutti dubitano di tutto e niente è come sembra.

Con la conclusione della seconda stagione, e con la visione della terza, bisogna tenere a mente due cose: la fuga di Dolores dai parchi a tema con l’upload di se stessa in un nuovo corpo identico a quello di Charlotte Hale (Tessa Thompson, dirigente della Delos) e il furto, sempre da parte di Dolores, di un’incredibile mole di dati immagazzinati nel corso degli anni e relativi alle persone che hanno visitato i parchi della Delos. Questi dati sono importanti in quanto “mappano” il comportamento umano.

La stagione 3 apre a nuovi scenari

La terza stagione di Westworld è interamente disponibile su Sky Atlantic/Now Tv ed è piena di cambiamenti. Dopo la fuga di Dolores, il campo di battaglia tra replicanti e umani non è più il parco di Westworld o quello ispirato all’antico impero cinese, ma il mondo reale del 2058. Le novità che ci vengono presentate fin dai primi episodi cambiano radicalmente la serie tv. Non si tratta solo della location ma anche di nuovi protagonisti e di un ribaltamento di quanto visto fino ad ora. Fanno il loro ingresso Engerraund Serac e Caleb Nichols, interpretati rispettivamente da Vincent Cassel e Aaron Paul.

Il primo è un misterioso uomo d’affari il quale in giovane età ha visto il mondo distruggersi e ha deciso poi di riportare la pace tra gli uomini creando Rehoboam, un’intelligenza artificiale che grazie ai dati storici raccolti su tutta la popolazione mondiale predice con quasi assoluta certezza il futuro e determina quindi il destino di ciascuno. Questo ovviamente senza che il mondo sappia del suo operato. Viene garantita la sopravvivenza dell’umana specie ma per farlo deve essere sacrificato il libero arbitrio.

Il secondo nuovo protagonista invece è una delle vittime di questo sistema. La sua è una vita prestabilita che non gli consente sviluppi personali e professionali, relegandolo ai margini della società, a delinquere ed essere tormentato da un tragico passato. Se nelle prime due stagioni erano i robot gli schiavi della narrazione predeterminata di Robert Ford e soci, senza alcuna indipendenza e libero arbitrio, nella stagione 3 scopriamo che lo stesso accade per l’umanità, anch’essa inconsapevolmente incanalata in un’esistenza con un futuro già deciso, non da loro stessi ma da una macchina.

Ogni scostamento da quanto predeterminato dall’intelligenza artificiale viene segnalato come un’anomalia. Si tratta di quelle persone che, nonostante i complessi calcoli predittivi dell’I.A., non rientrano nel piano e che quindi necessitano di un intervento ad hoc. Il tutto è segnalato da quelle misteriose immagini circolari all’inizio di ciascun episodio – le quali ci ricordano il linguaggio degli alieni in Arrival – e che palesano pericolose divergenze, cioè minacce alla pace mondiale. In tutto questo si inserisce la guerra di Dolores, pronta a portare il caos facendo aprire gli occhi, questa volta agli uomini, sulla loro effimera natura. Infine, parallelamente e decisamente in secondo piano in questi nuovi episodi, vediamo Bernard che tenta di ostacolare Dolores e il suo piano di distruzione.

Cosa non ha funzionato nella nuova stagione

La stagione 3 è sicuramente molto ambiziosa, introduce importanti questioni etiche che invitano a riflettere ancora di più di quanto fatto in precedenza. Purtroppo questo si perde poi man mano che avanzano gli episodi. Sono accolti con entusiasmo i nuovi personaggi e vediamo confermata una qualità senza precedenti per una serie tv, ma il tutto si svilisce in cadute di stile e nell’eccessiva deriva che la trama prende.

Jonathan Nolan non è nuovo all’argomento intelligenza artificiale. Proprio con J.J. Abrams ne ha parlato in Person of Interest, serie tv che vide protagonisti Jim Caviezel e Michael Emerson alle prese con una guerra contro la criminalità affrontata grazie ad una macchina senziente. Purtroppo questa serie tv, per quanto ben interpretata e portatrice di elementi fantascientifici ammirevoli, scadeva poi in scontri a fuoco banali e in episodi, o comunque lunghi periodi, riempitivi, cioè non fondamentali per il core business della trama. Westworld – il cui nome ormai non ha più senso visto dove si sposta e all’allargamento della condizione robotica anche agli umani – eredita dalla precedente serie della coppia Nolan/Abrams il medesimo tema, ma anche i medesimi errori: perde il suo smalto a causa di improbabili sparatorie e a monologhi artefatti e ripetitivi. Il risultato è che più si avanza con la visione, più la serie finisce per annoiare.

Nessuno mai avrebbe pensato di poter dire una cosa del genere di Westworld eppure, nella conclusione di questo nuovo ciclo di episodi, la serie non tiene più incollati allo schermo come invece fatto con il finale della stagione 2. Ma questa battuta d’arresto potrebbe essere un incidente di percorso necessario ai fini dell’evoluzione della serie tv stessa. Infatti, con la conferma di una quarta stagione arrivata da tempo e il radicale cambiamento della storia, una transizione che avrebbe poi portato a questo tipo di inconvenienti era da mettere in conto.

Il colpo di scena di Westworld 3 non arriva dalla scoperta che un personaggio fino a quel momento creduto umano è invece un robot, o che quanto lo circonda non è reale, o che siamo nel futuro o nel passato anziché nel presente, bensì dalla sua caduta. Per la prima volta Westworld ci delude e perde quel primato di infallibilità a cui ci aveva abituati.

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