Antonio Signorini "Recuperiamo il tempo perduto". A un mese esatto dalla data prevista, il premier Giuseppe Conte ha presentato il decreto di aprile, poi ribattezzato dl Rilancio «Recuperiamo il tempo perduto». A un mese esatto...

Un decreto mancette con il giallo coperture. Niente bonus diretto per i medici-eroi. Rischio patrimoniale

“Recuperiamo il tempo perduto”. A un mese esatto dalla data prevista, il premier Giuseppe Conte ha presentato il decreto di aprile, poi ribattezzato dl Rilancio

«Recuperiamo il tempo perduto». A un mese esatto dalla data prevista, il premier Giuseppe Conte ha presentato il decreto di aprile, poi ribattezzato dl Rilancio. Misure per 55 miliardi di euro, che sono tanti (più o meno la correzione di due leggi di Bilancio) e tutti in deficit. Eppure fino a ieri sera le coperture non erano chiare. Per fare quadrare i conti sono state introdotte micro variazioni dell’ultima ora, il cui impatto sarà più chiaro quando il dl sarà in Gazzetta ufficiale. Limature alle percentuali di «ristoro» delle perdite di fatturato da coronavirus, a favore di professionisti e piccole imprese. Meno 5% in media su rimborsi che erano già molto bassi. Poi il giallo infermieri/medici. Nei giorni scorsi le indiscrezioni davano per certo un bonus da 1.000 euro per gli eroi degli ospedali. Ieri l’articolo 10 del decreto è scomparso. Forse sostituito – dopo teleconferenze di fuoco ministero-sindacati – da un aumento delle risorse per la contrattazione di secondo livello. C’è soddisfazione per il compromesso politico, in particolare la sanatoria per colf e badanti.

L’incertezza è l’applicazione delle norme. Il decreto Liquidità non è stato di certo un successo. Alcune misure di questo ultimo provvedimento, in particolare l’erogazione di fondi, è a rischio. Più fiducia sulle misure fiscali. «C’è un taglio delle tasse per 4 miliardi», ha annunciato il presidente del Consiglio. Poi risorse per la sanità da 3,25 miliardi e nel complesso 25,6 miliardi per i lavoratori e 16 per le imprese. La misura più attesa dalle aziende è il taglio dell’Irap, passato in una versione più generosa rispetto a quella uscita giorni fa dal dicastero dell’Economia. Poi l’Imu sospesa per il turismo. Il resto sono solo rinvii e il conto arriverà a giugno. Insieme ai trasferimenti a fondo perduto, affidati all’agenzia delle Entrate. «Per una volta sarà agenzia delle uscite», ha ironizzato il ministro.

Un eccesso di ottimismo, sembrerebbe, visto che si fanno già i conti delle tante aziende che non riapriranno. Una impresa o un professionista su tre, tra quelli che hanno usufruito dei prestiti garantiti dallo Stato, non sarà in grado di restituirli. La fine del lockdown è molto graduale, più di quanto avrebbero voluto le imprese. I consumi rischiano di risentire della crisi per molto tempo. In questo contesto 4 miliardi di tagli delle tasse rischiano di non essere sufficienti, soprattutto per le famiglie.

Non suona come una rassicurazione il fatto che il premier abbia annunciato che il governo si metterà subito al lavoro su un nuovo decreto. E che il ministro dell’Economia abbia ribadito che l’intenzione dell’esecutivo è «affrontare una più ampia riforma fiscale» per «alleviare il carico fiscale sul lavoro e sulle imprese». Messa così sembra una buona notizia. Peccato che ricordi molto le raccomandazioni di Ocse e Commissione Ue, quando ci dicono di «spostare» il carico fiscale alleggerendo il lavoro. Tradotto: fare una patrimoniale.

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