Francesca Angeli Il premier dà i numeri, ma non tiene conto delle differenze sul territorio e dei dati parziali. E in ritardo I conti di Giuseppe Conte per la messa in sicurezza della popolazione in Fase 2 sono sballati. Il pre...

Test e tracciamento in stallo. Se Conte copia male la Corea

Il premier dà i numeri, ma non tiene conto delle differenze sul territorio e dei dati parziali. E in ritardo

I conti di Giuseppe Conte per la messa in sicurezza della popolazione in Fase 2 sono sballati. Il premier assicura che è stato messo in piedi «un articolato sistema di controlli e interventi degli andamenti epidemiologici, affidato alla formula del testare, tracciare e trattare», ovvero quella messa a punto con successo dalla Corea del Sud. E grazie ad un «accurato piano di monitoraggio» si affronterà un rischio calcolato. Ma i dati sui quali si basa quel calcolo sono parziali, poco trasparenti e in ritardo. Quel rischio in realtà è calcolato male.

TESTARE Il tampone è l’unico strumento per una diagnosi di positività veloce per identificare e isolare immediatamente il malato. Conte ieri ha annunciato trionfalmente i numeri dei tamponi eseguiti 3.171.719 (era il dato aggiornato al 20) sostenendo che l’Italia è «al primo posto per numero di tamponi per abitante». Ma non è esatto. Sempre stando ai dati del 20 riportati da Our World in Data, ricerca statistica dell’Università di Oxford, in testa troviamo l’Islanda con 168,75 test per 1.000 abitanti. Ma c’è anche il Portogallo, 66,1; l’Irlanda con 59,87. L’Italia ha un’ottima performance con 52,46 test per mille abitanti. Ma non è la prima. E occorre considerare due elementi chiave, evidenziati dallo studio della Fondazione Gimbe che dall’inizio dell’epidemia fa le pulci ai conti della Protezione Civile. Lo studio si riferisce a dati rilevati dal 23 aprile al 20 maggio. Il primo elemento è che soltanto il 61,7 per cento dei tamponi è diagnostico (ovvero ripetuto e dunque con certezza di risultato). Il secondo è che la quantità di test eseguiti varia moltissimo da regione a regione: si va dai 18 per 100mila abitanti della Puglia ai 168 della Valle D’Aosta con una media di 61 tamponi diagnostici al giorno per 100mila abitanti. E il numero dei positivi testati è uno dei principali indicatori sui quali calcolare il rischio. Ma è aumentata la capacità di monitoraggio in Fase2, visto che con l’allentamento del lockdown il rischio di diffusione del virus si rialza? Gimbe rileva come alcune regioni abbiano incrementato il numero medio giornaliero di tamponi diagnostici: la Provincia Autonoma di Trento, più 99; la Valle D’Aosta, più 66. Ma alcune invece stanno rallentando: Emilia-Romagna, meno 14; Puglia, meno 43; Lazio, meno 64.

TRACCIARE «Il secondo pilastro della strategia di controllo del virus è il contact tracing», ribadisce Conte riferendosi all’App Immuni. Va premesso che il presupposto per il tracciamento è l’individuazione dei positivi dunque le carenze nel testare inficiano il tracciamento. E poi l’App Immuni è ancora al palo. Ieri il premier ha appunto annunciato che a breve partirà la sperimentazione. Ma intanto la Fase2 è partita senza tracciamento. É di due giorni fa l’annuncio di Google e Apple rispetto alla disponibilità della App per le autorità sanitarie che l’hanno richiesta in 22 paesi compresa l’Italia. Dunque presumibilmente non partirà prima di fine maggio e l’adesione sarà comunque su base volontaria. Per essere efficace la App dovrebbe essere condivisa da almeno il 70 per cento degli italiani.

TRATTARE Non c’è dubbio che sul fronte della capacità di risposta ospedaliera è stato compiuto un grande sforzo soprattutto in Lombardia, la regione più colpita. Le cifre snocciolate da Conte in questo caso sono esatte. Sono saliti a 7.864 i posti letto in terapia intensiva con un incremento del 52 per cento rispetto all’inizio dell’emergenza. Aumentati anche i posti letto nei reparti di malattia infettiva e pneumologia saliti a 28.299, con un incremento del 334. Ma la partita della Fase 2 si gioca sulla sanità territoriale: la scommessa è riuscire ad assistere i malati in casa evitando grazie ad una diagnosi tempestiva che si aggravino. Mancano i medici dei servizi di igiene e prevenzione. Un ruolo chiave poi lo avranno i medici di base che hanno in media 1.300 assistiti. E su 43mila camici bianchi soltanto 2mila al momento hanno il ruolo di medico sentinella nella rete Covid Alert.

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