• Chat inguaiano toghe: ''Salvini? Va attaccato''
  • Il leader del Carroccio ha rivelato al capo dello Stato le preoccupazioni in vista del procedimento a suo carico, considerate le gravissime intercettazioni che rivelano il forte astio nei suoi confronti da parte di numerosi magistrati

    Venuto a conoscenza dei fatti raccontati da "La Verità" e preoccupato per il contenuto dei messaggi scambiati via Whatsapp fra alcuni magistrati, Matteo Salvini si è quest'oggi appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

    Stasera ci sarebbe stata una cordiale telefonata fra i due. Il leader del Carroccio ha voluto esprire al Capo dello Stato tutte le sue perplessità ed i timori in merito a quanto rivelato dai giornalisti del quotidiano, passando anche a parlare delle pesanti accuse lanciate stamani contro la Lombardia dall'onorevole Ricciardi e di quanto accaduto alla Camera dei deputati. Tra i temi toccati anche quello della pesante crisi economica che si sta abbattendo sull'Italia.

    Oltre al contatto telefonico, Salvini ha voluto scrivere anche una lettera indirizzata al presidente Mattarella, come preannunciatogli a voce. "L'articolo pubblicato sul quotidiano 'La Verita" documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell'ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull'immigrazione che all'epoca, quale ministro dell'Interno, stavo portando avanti", lamenta il leader della Lega, come riportato da "Nova".

    "L'avversione nei miei confronti è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati. Le intercettazioni pubblicate documentano come l'astio nei miei riguardi travalichi in modo evidente una semplice antipatia", prosegue Salvini. "Come noto, a ottobre inizierà l'udienza preliminare innanzi al Gup presso il Tribunale di Catania ove sono chiamato a rispondere dell'ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell'esercizio delle mie funzioni di ministro dell'Interno. Per quanto si legge nell'articolo è proprio tale tema politico ad aver suscitato l'avversione nei miei confronti dei magistrati, protagonisti di quelle comunicazioni pubblicate. Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno, tuttavia è innegabile che la fiducia nei confronti della magistratura adesso vacilla", continua l'ex vicepremier.

    Quindi la richiesta di essere sottoposto ad un giudizio imparziale: "Tutto ciò intacca il principio della separazione dei poteri e desta in me la preoccupazione concreta della mancanza di serenità di giudizio tale da influire sull'esito del procedimento a mio carico. Mi appello al Suo ruolo istituzionale, quale presidente della Repubblica e dunque presidente del Consiglio superiore della magistratura, affinchè mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell'articolo 111 della Costituzione", conclude.

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    Salvini telefona e scrive a Mattarella: “Preoccupato dai magistrati”

    

    Il leader del Carroccio ha rivelato al capo dello Stato le preoccupazioni in vista del procedimento a suo carico, considerate le gravissime intercettazioni che rivelano il forte astio nei suoi confronti da parte di numerosi magistrati

    Venuto a conoscenza dei fatti raccontati da “La Verità” e preoccupato per il contenuto dei messaggi scambiati via Whatsapp fra alcuni magistrati, Matteo Salvini si è quest’oggi appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

    Stasera ci sarebbe stata una cordiale telefonata fra i due. Il leader del Carroccio ha voluto esprire al Capo dello Stato tutte le sue perplessità ed i timori in merito a quanto rivelato dai giornalisti del quotidiano, passando anche a parlare delle pesanti accuse lanciate stamani contro la Lombardia dall’onorevole Ricciardi e di quanto accaduto alla Camera dei deputati. Tra i temi toccati anche quello della pesante crisi economica che si sta abbattendo sull’Italia.

    Oltre al contatto telefonico, Salvini ha voluto scrivere anche una lettera indirizzata al presidente Mattarella, come preannunciatogli a voce. “L’articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Verita” documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell’ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull’immigrazione che all’epoca, quale ministro dell’Interno, stavo portando avanti”, lamenta il leader della Lega, come riportato da “Nova”.

    “L’avversione nei miei confronti è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati. Le intercettazioni pubblicate documentano come l’astio nei miei riguardi travalichi in modo evidente una semplice antipatia”, prosegue Salvini. “Come noto, a ottobre inizierà l’udienza preliminare innanzi al Gup presso il Tribunale di Catania ove sono chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell’esercizio delle mie funzioni di ministro dell’Interno. Per quanto si legge nell’articolo è proprio tale tema politico ad aver suscitato l’avversione nei miei confronti dei magistrati, protagonisti di quelle comunicazioni pubblicate. Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno, tuttavia è innegabile che la fiducia nei confronti della magistratura adesso vacilla”, continua l’ex vicepremier.

    Quindi la richiesta di essere sottoposto ad un giudizio imparziale: “Tutto ciò intacca il principio della separazione dei poteri e desta in me la preoccupazione concreta della mancanza di serenità di giudizio tale da influire sull’esito del procedimento a mio carico. Mi appello al Suo ruolo istituzionale, quale presidente della Repubblica e dunque presidente del Consiglio superiore della magistratura, affinchè mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione”, conclude.

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