Luca Fazzo I pm vogliono il processo sulla Link. Quella fucina di dirigenti M5s legata pure al neo-capo dell'Aise A desso che la magistratura la considera ufficialmente come la base operativa di una associazione a delinquere, l...

Rispunta l’ateneo “grillino” tra inchieste e super spie

I pm vogliono il processo sulla Link. Quella fucina di dirigenti M5s legata pure al neo-capo dell’Aise

A desso che la magistratura la considera ufficialmente come la base operativa di una associazione a delinquere, l’università Link Campus rivendica «assoluta estraneità», «trasparenza», eccetera. E il suo presidente, l’ex ministro democristiano Vincenzo Scotti, rivendica con orgoglio di avere «combattuto tutta la vita per la legalità». Il problema è che la Procura di Firenze la pensa diversamente, al punto che ha già deciso di chiedere il rinvio a giudizio di tutti e settantuno gli indagati: a partire da Scotti, dal suo rettore Pierluigi Matera, del direttore generale Pasquale Russo. E insieme a loro dei capi del Siulp, il sindacato di polizia che usava la Link per far laureare i suoi iscritti senza sudare sui libri. Una serie interminabile di esami, questo è il cuore dell’inchiesta, erano esami falsi, che i poliziotti superavano senza avere mai frequentato i corsi nè incontrato i docenti, e conoscendo in anticipo le domande.

Non è tutto. Perché un anno e mezzo di indagini della Guardia di finanza hanno sollevato più di un velo sui rapporti tra la Link e il modo della sicurezza e dei servizi segreti. E su quello della politica: i rapporti di ferro odierni con i 5 Stelle, ma anche quelli più risalenti nel tempo con il Pd. Di Russo sono noti i buoni rapporti con il governatore del Lazio e oggi segretario del partito, Nicola Zingareti. Nel Pd romano aveva un ruolo chiave come cassiere Carlo Cotticelli, che in seguito all’inchiesta su Mafia Capitale lascia il partito ma trova presto un altro lavoro alla Link: e oggi figura tra gli indagati che la Procura vuole portare a processo accusandolo di essere colui che a partire dal 2019 «redigeva i verbali ideologicamente falsi con nome e cognome degli studenti», poliziotti iscritti al Siulp che in realtà l’esame non l’avevano mai sostenuto. Insieme a Cotticelli approdano alla Link anche Daniela Pasquali, già nella commissione garanzia del Pd romano, e Khalid Chaouki, già battagliero deputato dello stesso partito.

Poi ci sono i rapporti attuali, quelli con i 5 Stelle: officiati, si racconta, dal padre di Luigi Di Maio, seguace da sempre di Vincenzo Scotti. È da quel momento che la Link diventa la fucina del gruppo dirigente grillino: si laurea lì Elisabetta Trenta, poi ministro della Difesa, e lì insegna Paola Giannettakis, oggi designata dai grillini nel consiglio d’amministrazione di Leonardo, l’ex Finmeccanica. E qui riecco gli incroci con il mondo delle spie. La Trenta, che nei servizi segreti aveva fatto senza successo domanda di assunzione, è la moglie di Claudio Passareli, ufficiale dell’esercito che ha lavorato a lungo con il nuovo capo dell’Aise, i servizi segreti esteri, Gianni Caravelli, in passato ospite dei convegni della Link; mentre in Leonardo, azienda da sempre amica delle nostre «barbe finte», la Giannettakis si ritrova come presidente Luciano Carta, che ha appena lasciato la direzione dell’Aise.

Un giro di rapporti non male, per una associazione a delinquere. E non è tutto. Un filone ancora aperto dell’inchiesta è quello sui soldi sottobanco, seicento euro ad iscritto, che la Link garantiva ai capi del Siulp attraverso la Fondazione Sicurezza e Libertà, creata dal segretario generale del sindacato di polizia, Felice Romano. Quei soldi per un periodo, fino a quando una inchiesta del Giornale non ha sollevato lo scandalo, approdavano su una banca a San Marino. Su chi fosse il dominus del conto, il Siulp non ha mai dato risposte chiare. Ma un dato è certo: capo della gendarmeria della Repubblica del Titano è stato Sabatino Riccio, militante del Siulp e assai legato al suo potente segretario, Romano. E una mano a introdurre il Siulp a San Marino l’avrebbe data anche l’allora questore di Rimini, Maurizio Improta, oggi sotto processo per sequestro di persona ai danni di Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako consegnata illegalmente al suo paese nel 2013.

Intanto, Felice Romano fa sapere che non intende lasciare la guida del Siulp, e ieri si presenta come se niente fosse a un incontro sindacale col capo della polizia, Franco Gabrielli. Se fosse ancora in servizio, Gabrielli probabilmente lo metterebbe sotto procedimento disciplinare. Ma da dodici anni Romano è pagato solo per fare il sindacalista.

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