Paolo Zangrillo Dopo lunga e travagliata gestazione, il Decreto Rilancio sta venendo alla luce. Dopo lunga e travagliata gestazione, il Decreto Rilancio sta venendo alla luce. Come le coppie che felicemente sono in attesa del n...

Rialzarsi è impossibile senza una vera leadership

Dopo lunga e travagliata gestazione, il Decreto Rilancio sta venendo alla luce.

Dopo lunga e travagliata gestazione, il Decreto Rilancio sta venendo alla luce. Come le coppie che felicemente sono in attesa del nascituro, i nostri governanti si sono intrattenuti a ragionare sul nome da attribuire al nuovo venuto, e mi sento di dire che mai come questa volta la scelta finale si annuncia infelice.

La lettura delle bozze del testo di legge purtroppo a due mesi dall’annuncio del provvedimento solo di quelle disponiamo- ci consegna, infatti, un groviglio di norme disorganico e pasticciato. Con un maldestro intento risarcitorio, vengono descritte un’infinita serie di elargizioni che nulla hanno a che vedere con la volontà di offrire al Paese, ed alle diverse categorie economiche, una seria e credibile prospettiva di rilancio.

Non voglio certo negare la necessità di provvedimenti intesi quantomeno a mitigare gli effetti devastanti subiti da lavoratori e imprese in conseguenza del lockdown. Anzi, questa è l’occasione appropriata per richiamare l’esecutivo alle sue responsabilità, in primis invitandolo a prendere coscienza del fatto che sono ormai molte le settimane passate a raccontare di miliardi distribuiti, quando finora le chiacchiere hanno miseramente prevalso sui fatti.

Commercianti, partite Iva, imprese e cassintegrati per l’ennesima volta stanno subendo gli effetti nefasti di una burocrazia che, invece di essere garanzia di equità e correttezza, trasforma ogni iniziativa in un percorso ad ostacoli capace di tramortire qualsiasi slancio di fiducia verso le nostre istituzioni. E così, i provvedimenti risarcitori descritti nel precedente provvedimento Cura Italia, sono rimasti, ad oggi, dichiarazioni di intenti sempre più insopportabili agli occhi degli aventi diritto.

Ma il decreto Rilancio, tanto atteso e sofferto, poteva e doveva essere un’altra cosa. In una prospettiva economica di discesa del Pil oltre i dieci per cento e con un tasso di disoccupazione che a fine anno si attesterà intorno al dodici per cento, è francamente incredibile che la risposta all’esigenza non più rinviabile di un solido piano di rilancio del Paese, si sostanzi in una serie di provvedimenti una tantum, di corto respiro, ispirati da un insano disegno assistenzialista.

L’Italia è un grande Paese, che, seppur ferito dagli effetti della pandemia, conserva, nelle sue persone, nel suo patrimonio di imprese nella sua inestimabile ricchezza culturale, un potenziale capace di superare ogni difficoltà. L’unica vera minaccia, il male subdolo e cattivo che può intralciare la ripartenza, è una classe politica inadeguata.

È nei momenti di drammatica discontinuità che deve emergere la vera leadership. Quella abilità di fornire risposte ai bisogni di breve momento, accompagnata dalla capacità di offrire una visione di prospettiva intorno alla quale costruire coesione e senso di fiducia.

Il Decreto Rilancio ci consegna un provvedimento in cui non vi è traccia di tutto questo. La lotta alla burocrazia cattiva, un piano infrastrutturale che dia avvio all’ammodernamento del nostro Paese, crocevia strategico nello scacchiere del Mediterraneo, la riforma di un sistema fiscale ormai vissuto come predatorio, un profondo ripensamento del nostro sistema di giustizia, nulla di tutto ciò è ricompreso nel concetto di rilancio proposto dall’esecutivo.

Il Professor Conte e la sua improbabile compagine governativa, con ostinazione hanno rifiutato un reale confronto con le opposizioni, mostrando un grave limite di leadership. Dialogare, saper ascoltare, cogliere il valore di un pensiero difforme, è la vera forza di chi ha poi la responsabilità della sintesi e della decisione. In questo drammatico passaggio della nostra storia siamo chiamati ad uno sforzo di umiltà, ben sapendo che è necessario il contributo di tutti, come i nostri concittadini ci stanno dimostrando. È tragico scoprire che chi non l’ha capito è proprio colui che deve darci la direzione.

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