Augusto Minzolini C'è chi è rimasto sorpreso. La mossa di Renzi osserva il capogruppo del Pd Graziano Delrio nel Transatlantico di Montecitorio, iperprotetto per il coronavirus è un assist formidabile per il governo di unità na...

Renzi “garantista”, messaggio ai giallorossi

C’è chi è rimasto sorpreso. La mossa di Renzi osserva il capogruppo del Pd Graziano Delrio nel Transatlantico di Montecitorio, iperprotetto per il coronavirus è un assist formidabile per il governo di unità nazionale

C’è chi è rimasto sorpreso. «La mossa di Renzi osserva il capogruppo del Pd Graziano Delrio nel Transatlantico di Montecitorio, iperprotetto per il coronavirus è un assist formidabile per il governo di unità nazionale. Un’ipotesi che sta sempre lì, visto che il futuro è appeso alla capacità di Conte di rinsaldare il rapporto con l’opinione pubblica. Operazione difficile perché i tempi dell’epidemia economica sono stretti». E c’è chi, invece, la considera una sortita più che opportuna di fronte al disastro in cui versa la giustizia italiana. «Renzi sostiene il forzista, Enrico Costa – ha fatto una grande operazione che fa dimenticare l’errore di aver salvato Bonafede. Specie di fronte alle intercettazioni del giudice Palamara. Ora vediamo cosa farà quando calendarizzeremo qui alla Camera un provvedimento di iniziativa popolare per la separazione tra giudici e Pm inviso al Pd».

La scelta di Matteo Renzi di far disertare ai rappresentanti di Italia Viva in giunta al Senato la votazione per la messa in stato d’accusa di Matteo Salvini per la vicenda della nave Open Arms, come tutte le «scelte» delicate in politica, significa tante cose, ma nel presente è innanzitutto un segnale all’insegna del «garantismo», tanto più importante visto che ne beneficia un avversario politico; in secondo luogo, è la rivendicazione del primato della politica dopo che le intercettazioni dell’ex presidente dell’Anm con magistrati e giornalisti, hanno svelato il segreto di Pulcinella, e cioè che in questi anni l’uso politico della giustizia è stato un «modus vivendi» come pure le incursioni della magistratura nel Palazzo. Al di là della retorica del momento, infarcita delle solite condanne di rito all’insegna dell’ipocrisia contro le toghe politicizzate, la mossa dell’ex premier è, nei fatti, la risposta più efficace a quella logica da regime sovietico con cui Palamara spiegava ai suoi colleghi che bisognava «attaccare» il nemico, cioè quella «merda» di Salvini.

Quanto è emerso dallo scandalo, infatti, è un’enormità che non può essere sottaciuta e non può non modificare i comportamenti di tutti. Tantopiù che la battaglia per la regolarizzazione degli immigrati condotta dai renziani nelle scorse settimane, conferma la profonda diversità con Salvini su questi temi. Per cui le valutazioni politiche sulla scelta di Renzi vengono dopo, come pure le congetture sul fatto che al di là dell’orientamento di Italia Viva il leader della Lega l’avrebbe spuntata per le divisioni dei grillini: al centro della scelta dell’ex-premier c’è, soprattutto, il tema della giustizia e come viene amministrata. Un tema che può diventare letale in un momento in cui il malessere sociale provocato dalla pandemia, fa vacillare il rapporto di fiducia tra i cittadini e tutti i Palazzi del Potere. E al di là delle dichiarazioni roboanti di Salvini che chiede di sciogliere il Csm e nominarlo per sorteggio, del silenzio imbarazzante e imbarazzato del Capo dello Stato, della campagna della sinistra «giustizialista» che ha messo Italia Viva nel mirino dell’ex-popolo dei fax ora convertito in sciami di nickname falsi sul web, il gesto «garantista» di Renzi verso l’avversario, il riportare lo scontro sull’immigrazione in una sfera eminentemente politica, ha un valore in un Paese in cui procure e tribunali sono diventati teatro di lotte e trame oscure in combutta con la politica. Ma, soprattutto, l’operazione mette sotto la luce dei riflettori le verità che molti vorrebbero nascondere e che nel Palazzo si sussurrano. «Il caso Salvini – si scandalizza il piddino, Umberto Del Basso De Caro è una vergogna: la procura aveva chiesto l’archiviazone, ma il Gip si è opposto. «La vicenda Palamara osserva Guido Crosetto dimostra che per avere giustizia non ti puoi affidare al processo, ma devi evitare il processo». «La legge elettorale del Csm rimarca Stefano Ceccanti, costituzionalista di punta di Zingaretti ha educato quest’organo all’etica dell’«a Frà che te serve» di andreottiana memoria. «Sono sconvolta spiega Alessia Morani, sottosegretaria del Pd per quello che si legge sui rapporti tra magistrati e giornalisti». «Quanto avviene nei tribunali esclama sbalordito l’ex-segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, di Leu è peggio di quanto si potesse immaginare». Se a questo ci aggiungi la confessione a Massimo Giletti di un ex-magistrato come Luigi de Magistris («Csm, Napolitano e Mancino mi applaudivano quando indagavo su Berlusconi, quando cominciai ad indagare a sinistra mi fecero fuori»), si capisce che siano arrivati alla frutta.

Le intercettazioni, appunto, hanno squarciato il velo delle verità nascoste. Il vecchio slogan «i politici sono uguali di fronte alla legge come i cittadini normali», appare un paradosso alla luce di quanto emerge, perché un «politico» rispetto ad un cittadino normale sconta in Tribunale, se si trova davanti un giudice di orientamento opposto, anche un pregiudizio politico: è possibile, ad esempio, che se Berlusconi non si fosse chiamato Berlusconi non sarebbe stato condannato; oppure, è probabile che se Tiziano Renzi non avesse portato il cognome del figlio sarebbe stato lasciato in pace.

Già, uno può far finta di niente ma con le intercettazioni il Tempio è stato violato: anche il più accanito dei giustizialisti, Marco Travaglio, con il suo «contismo militante», ha dimostrato in questi mesi che le vicende giudiziarie e le ipotesi di reato possono essere piegate alle simpatie politiche. Seguendo l’insegnamento del più noto dei suoi antenati, il vecchio Robespierre.

Fin qui lo «strano senso» di giustizia che governa questo Paese. Poi, ci sono i risvolti politici. La «mossa» di Renzi ha rinfrancato i «garantisti» di Italia Viva che erano rimasti spiazzati dalla decisione del capo di graziare Bonafede. «Oltre al garantismo spiega Michele Ansaldi – ci toglieremo la soddisfazione di dimostrare come Conte e Di Maio abbiano condiviso le scelte di Salvini su Open Arms». «Ottima decisione», osserva l’ex- forzista Davide Bendinelli. Inoltre con questa decisione Renzi si è rimesso al centro dello scenario politico, al confine tra la maggioranza e il centro-destra, il posizionamento che è alla base del suo investimento politico. Per alcuni versi proprio l’aver salvato il «giustizialista» Bonafede la scorsa settimana, gli ha permesso ieri di rivendicare il «garantismo» su Salvini. Ora l’importante è che non demorda in aula, che la sua strategia politica non segua il movimento del pendolo. «La mossa su Salvini in giunta spiegava ieri sera ai suoi è stata opportuna. Se siamo garantisti non potevamo fare altrimenti. Non mi importa se perderò consensi. E faremo la stessa nell’aula del Senato. Semprechè Salvini non faccia cazzate».

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