Piera Anna Franini Il presidente dell'Agis: "Il 15 giugno riaprono i teatri, ma ci vuole una profonda riforma" I teatri riapriranno il 15 giugno. Così ha annunciato Giuseppe Conte nella conferenza stampa del 16 maggio. Come sar...

“Non è così scontato che la gente torni in sala”

Il presidente dell’Agis: “Il 15 giugno riaprono i teatri, ma ci vuole una profonda riforma”

I teatri riapriranno il 15 giugno. Così ha annunciato Giuseppe Conte nella conferenza stampa del 16 maggio. Come sarà regolamentato l’accesso? Con quali protocolli? Si attende un Dpcm. La commissione tecnico scientifica per disciplinare la ripartenza dello spettacolo dal vivo aveva prodotto linee guida senza confrontarsi con specialisti in materia. Con quali risultati? Prescrizioni come l’uso della mascherina da parte degli artisti: è – però – scientificamente provato che non si può né cantare né suonare (legni e ottoni) con la bocca chiusa. E così, lunedì è iniziato un confronto tra Ministero della Cultura e Agis, Anfols, rappresentanti di regioni e comuni. Carlo Fontana, presidente dell’Agis ha poi trasmesso una serie di osservazioni al Mibact per correggere le incongruenze.

Ed ora a che punto siamo, Fontana. Tempi e modi.

«Aspettiamo il Dpcm».

Avevate chiesto di iniziare il 15 e non il primo giugno per poter avere il tempo di organizzare la macchina dello spettacolo. Fatto. Quali altre richieste sono state recepite?

«Ho un’interlocuzione quotidiana sia con Salvatore Nastasi sia con Lorenzo Cutaia, rispettivamente Segretario generale e Capo di Gabinetto del Mibact, sono molto soddisfatto. Ora aspettiamo il decreto».

Il Festival di Ravenna ha proposto un progetto, lo stesso vale per l’Arena di Verona. Il settore dello spettacolo da un mese sta dicendo alle commissioni che bisogna tener conto delle specificità territoriali e logistiche.

«Effettivamente l’ultimo Decreto conferisce alle Regioni più libertà di manovra. Noi tutto questo lo avevamo ricordato anche nel documento d’aprile. Non si può stabilire come tetto massimo di presenza a uno spettacolo 1000 persone all’esterno e 200 al chiuso: dipende dalla tipologia del luogo e dalla collocazione della città».

Tutto ancora nebuloso eppure il sovrintendente dell’Opera di Roma e la sindaca Raggi hanno dichiarato che a luglio si farà Rigoletto. Ma quanto è fattibile un’opera con il convitato di pietra-Covid?

«Io ho dei dubbi, ma se il sovrintendente Fuortes dice che lo farà Le mie esperienze professionali (tra cui 15 anni di sovrintendenza scaligera – ndr) suggeriscono che è difficile fare l’opera in queste condizioni, anche all’aperto».

Al chiuso cosa è fattibile nella Fase 2?

«Concerti con piccoli organici, monologhi per gli attori e assoli per ballerini.

Senza vaccino o cura non trova che sia difficile pensare a certi spettacoli anche in autunno? Quanto sono praticabili le proposte emerse ad oggi?

«Si naviga a vista. Ogni proposta è correlata alla curva epidemiologica».

Altro nodo: la sostenibilità economica. La forbice fra ricavi e costi si allarga con la pandemia.

«Non è tanto l’aspetto economico a preoccuparmi, semmai la necessità di ripensare l’offerta produttiva. Il problema vero è un altro: come si porrà lo spettacolo dopo questo incubo?».

Anche perché il vero banco di prova sarà il 2021, qui potremmo avere il vero crollo economico.

«Penso che lo spettacolo dal vivo vivrà e crescerà solo se proporrà un prodotto altamente qualitativo e attrattivo, capace di parlare alla contemporaneità».

E qualità non sta necessariamente sta per star. Giusto?

«Vuol dire spettacolo ben fatto in tutte le sue componenti: cast giusti, coro e orchestra d’alto livello. Dopo il Covid bisognerà rivedere i modelli organizzativi».

ll pubblico nella Fase 2: la grande incognita di cui si parla poco.

«Non è così scontato che la gente torni».

Anche perché lo zoccolo duro della lirica è fatto di spettatori over 60, l’età si abbassa con la sinfonica, ma anche qui non è pioggia di millennials.

«Il Ministero dovrà sostenerci con una campagna promozionale molto forte. Dovremo catturare più giovani».

Oggi troppi botteghini contribuiscono in modo irrisorio al bilancio. Il Ministero promette contributi milionari, fus, extra fus, ammortizzatori sociali. I teatri se aprono non fanno cassa, se rimangono chiusi vanno sostenuti. Come è compatibile questo con lo stato dell’economia italiana?

«Penso che questo sistema dovrà essere profondamente riformato. Certamente andrà fatta una riflessione complessiva».

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