Michele Di Lollo L’ex capo dell’Anm, Luca Palamara, era subissato di messaggini. Grazie a lui c’è chi ottiene una casa nuova e chi conquista magicamente un posto in procura Nuovi sviluppi emergono dalle chat legate all’inchiest...

“Mi puoi aiutare a trovare casa?”. Le folli richieste dei magistrati

L’ex capo dell’Anm, Luca Palamara, era subissato di messaggini. Grazie a lui c’è chi ottiene una casa nuova e chi conquista magicamente un posto in procura

Nuovi sviluppi emergono dalle chat legate all’inchiesta su Luca Palamara. Esponenti della corrente di sinistra della magistratura si confrontavano con l’ex capo dell’Anm su tutto. C’è chi è in cerca di un’abitazione, chi di un posto al ministero della Giustizia. L’ex consigliere del Csm, come ricostruito dalla Verità, può molto. Si rivolgono a lui per avere informazioni e consigli su trasferimenti e promozioni. Negli atti spunta il nome di Lia Sava, procuratore generale a Caltanissetta (non indagata). Il 23 dicembre 2017 scriveva: “Caro Luca, non siamo più riusciti a sentirci. Volevo solo dirti che ho revocato la domanda per Potenza e ho inserito altre domande relative al prossimo bando”. Tra queste, Caltanissetta appunto. La risposta di Palamara è chiara: “Buongiorno Lia puoi far depositare il tuo parere per Caltanissetta? Se riesci nella giornata di oggi”. Lei si attiva immediatamente. Il 29 marzo, Palamara esulta: “Fatta!!!!!”. La Sava diventerà capo della procura generale a Caltanissetta.

Nelle chat troviamo anche il nome di Luca Tescaroli, procuratore aggiunto a Firenze. Di lui, Palamara dice: “Faccio in tempo a far vincere Tescaroli sia chiaro… Se passa è solo per me”. Dello stesso periodo (2018) è anche il messaggio che Palamara riceve dall’ex procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati: “Vorrei chiederti alcune informazioni. Quando ti posso chiamare senza disturbo?”. Bruti Liberati è protagonista di un duro scontro con il suo aggiunto, Alfredo Robledo, poi trasferito a Torino per incompatibilità ambientale. Di quella sentenza disciplinare, Palamara è protagonista.

Tra i togati di Area (corrente di sinistra della magistratura) che scambiano messaggi con Palamara c’è anche il suo collega di Roma, Mario Palazzi, che insieme all’aggiunto Paolo Ielo, deve essere sentito in merito al procedimento disciplinare del Csm nei confronti di Henry John Woodcock sul caso Consip. “Il primo luglio parto in missione in Ecuador per conto del ministero e torno il 7. Che fate sentite Paolo il 5 e poi me dopo?”, scrive Palazzi. Palamara: “Ok intanto facciamo Paolo”. Qualche giorno più tardi Palazzi comunica: “Domani non potrò esserci, ho già inviato una giustificazione. Se sarà ancora necessario sentirmi dal 30 luglio in poi sarò sempre disponibile”.

Tra gli altri esempi di consociativismo emerge quello di Rossella Calia Di Pinto che spinge in tutti i modi un’altra collega, nell’orbita di Area: “Ciao Luca, quando potresti incontrare al Csm Giulia Pavese di Trani di cui ti ho parlato a Siena e che aspira al posto di presidente tribunale Chieti o Pisa?”. Il giorno prima del voto Palamara risponde: “Rossella il problema è che su Chieti si sta raggiungendo in commissione una convergenza sul nome di Guido Campli il che crea problemi sul nome di Giulia Paese (Pavese, ndr) fortemente portata da Area”. Gli esempi sono molti. Tutti chiedono informazioni e favori a Palamara. Ora queste chat di fuoco sono al centro del mirino delle indagini.

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