Matteo Sacchi La serie Netflix sulla lotta tra scienziati ed esercito prende in giro la guerra per controllare il cosmo La fantascienza va forte nelle serie Tv ma normalmente non per far ridere. È invece proprio alle risate ste...

Malkovich su “Space Force” è una fantascienza da ridere

La serie Netflix sulla lotta tra scienziati ed esercito prende in giro la guerra per controllare il cosmo

La fantascienza va forte nelle serie Tv ma normalmente non per far ridere. È invece proprio alle risate stellari che punta il prodotto Netflix in uscita domani 29 maggio. Si intitola Space Force e gioca con la nuova stagione di guerre stellari che potrebbe coinvolgere (purtroppo sul serio) Russia, Usa e Cina.

La trama è costruita attorno ad un canovaccio collaudato, a metà tra Il dottor Stranamore e l’Aereo più pazzo del mondo, e può contare su un buon pacchetto di talenti Hollywoodiani di prima grandezza: Steve Carell, Lisa Kudrow e addirittura John Malkovich. E sono proprio gli attori con la loro bravura a dare forza alle strampalate vicende che accadono nella nuova e segretissima base spaziale statunitense. Ma raccontiamo un po’ la serie, senza raccontarla troppo (guai a rovinare l’effetto comico a sorpresa). La Casa Bianca decide di formare una forza autonoma per il controllo dello spazio dove ormai ha perso terreno. Ne affida il comando al generale Mark R. Naird (interpretato da Steve Carell), che quando si vede appiccicare la quarta stella immaginava di finire a capo dell’aeronautica e non di un progetto tutto nuovo e folle.

Risultato: il poveretto viene catapultato in un sito missilistico dove deve gestire un sacco di scienziati che pretendono continuamente di saperne più di lui. Il più fastidioso e saccente è il dottor Adrian Mallory (a cui presta il volto e il piglio spocchioso John Malkovich). E così tra gli sfottò degli altri generali che hanno delle truppe vere, razzi che invece di volare detonano, spie russe scombinate, addetti stampa che tweettano qualunque cose e scimmie cosmonaute ribelli il povero generale rischia di lasciarci il sistema nervoso e anche quello cardiaco.

Ma i momenti di massima tensione si hanno proprio negli scontri con Mallory/Malkovich.

Mallory è il prototipo dello studioso dai mille dubbi e distinguo. Il generale Naird invece è un po’ «trumpiano», la sua risposta standard è: «Ma questo problema non potremmo risolverlo con una bella bomba?».

Però mentre se Space Force fosse un prodotto italiano il generale Naird sarebbe solo il cattivo di turno, il bello della serie a stelle e strisce è che ce n’è per tutti. Infatti spesso è il «destro» Naird ha fare la scelta giusta, per quanto improbabile, o a tirare fuori una certa dose di coraggio o anche del buon cuore. Insomma la voce della scienza ci azzecca di più ma non «quaglia» quasi mai nei fatti.

Così anche se ridendo e proiettanto tutto tra le stelle, dove i cinesi si aggirano con una astronave gigante che umilia gli americani, la serie ci mette davanti anche un paio di temi seri. Il primo: spesso gli scienziati ne sanno di più ma non riescono a comunicare questo di più. Ci sono infinite gag sulla falsa riga del «senti dieci esperti torni a casa con dodici pareri». E in questa crisi pandemica purtroppo lo abbiamo visto bene e l’effetto è stato tutt’altro che comico. Il secondo. Siamo incastrati su una «palla» e abbiamo perso il sogno di andare a esplorare il resto del sistema solare. Peccato. Quel bambinone a quattro stellette e molte medaglie di Naird invece non molla: «In Star Trek ce l’hanno il raggio traente noi no? Peccato proviamoci a farlo». Avercene generali un po’ pasticcioni ma sognatori, come il Naird della serie, che volessero riportarci dove vivono i sogni e dove va il senno perduto: sulla luna.

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