Paolo Bracalini Salvini sente l'accerchiamento dei giudici Lega in calo. Il Capitano pianifica il ritorno in piazza e compatta il partito: niente governissimo. Sms di solidarietà di Orban I sondaggi per la prima volta in calo d...

Ma ora Matteo teme l’Aula: “È il primo tempo rischio 15 anni”

Salvini sente l’accerchiamento dei giudici Lega in calo. Il Capitano pianifica il ritorno in piazza e compatta il partito: niente governissimo. Sms di solidarietà di Orban

I sondaggi per la prima volta in calo dopo mesi di crescita costante, e ora con il salvataggio dal processo su Open Arms – provvisorio, deciderà l’aula – grazie all’aiuto di Italia Viva, pure il sospetto di essere «amico» di Renzi. Tanto che Salvini si affretta subito a chiarire come stanno le cose: «Con Renzi siamo il giorno e la notte, con tutto il rispetto, senza dire che io sono il giorno e lui la notte. Lui ha creato questo governo e lo sostiene, lui ha salvato Bonafede la settimana scorsa». Salvini tira un sospiro di sollievo ma lo considera solo «il primo tempo», il secondo, quello decisivo, sarà il verdetto dell’aula. La sensazione di un accerchiamento giudiziario è confermata dalle intercettazioni del caso Palamara, e comunque l’accusa – sequestro di persona – non è uno scherzo. L’omicida dei due bambini di Ragusa «non farà i nove anni di carcere, io rischio, per il blocco di 4 giorni di uno sbarco, 15 anni di galera, mi sembra evidente come sia necessaria una riforma del Codice Penale, del sistema giustizia» dice in radio.

La battaglia per Salvini si gioca adesso. Il lockdown ha pesato anche sui consensi del leader leghista abituato a girare piazze e stringere mani, il record di morti della Lombardia – regione guidata dal leghista Fontana – non ha poi certamente aiutato, anzi ha contribuito a travasare consensi verso Fratelli d’Italia. Perciò la Fase 2 richiede una svolta anche per la Lega, messa a punto ieri con un consiglio federale convocato a Roma, dopo il voto in commissione, e allargato anche a coordinatori del centrosud. Salvini ai suoi ha confermato che si aspetta un colpo di reni dalla Lombardia, soprattutto su sburocratizzazione e aiuti alle imprese. Ha raccomandato il partito di tenersi pronto per la campagna elettorale delle regionali perché «chissà cosa potrà succedere a livello nazionale». Ha ricevuto un sms di Victor Orban (pubblicato su Facebook), in cui il premier ungherese si complimenta per l’esito del voto sulla nave ong: «La tua battaglia è una buona battaglia. Siamo con te, Matteo!», un bel trofeo per l’ex ministro dell’Interno.

«La Lega riparte», spiega al termine della riunione, durata circa due ore, annunciando la sua «presenza in tutte le regioni di Italia entro la fine di giugno». Il leader ha un messo giù un programma operativo per tornare a riprendersi la scena, cavalcando la rabbia del Paese per i ritardi e le incapacità del governo nel rispondere alla feroce crisi innescata dalla chiusura delle attività per tre mesi. Stamattina infatti Salvini sarà all’Inps, dove incontrerà il presidente (messo lì dai grillini) Pasquale Tridico, per chiedere conto del ritardo nel pagamento della cassa integrazione. Poi c’è una serie di date già segnate. Intanto il 2 giugno, con una manifestazione del centrodestra ancora da concordare nelle modalità. Altra data in calendario è il 4 luglio, Indipendence day statunitense. «Se le condizioni sanitarie ce lo permetteranno, faremo una grande manifestazione al Circo massimo», annuncia il segretario leghista. La riunione è servita anche a fissare una linea comune sul no a qualsiasi ipotesi di governissimo, in precedenza accarezzata da alcuni big leghisti, pronti a sostenere un governo Draghi per salvare l’economia. Ora invece esclusa anche da Giancarlo Giorgetti, tra i principali sostenitori dell’ipotesi governo di unità nazionale fino a poco tempo fa. «Se ci vengono a chiedere il governissimo in autunno quando saranno travolti fino a qua», ha detto, toccandosi la fronte, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «noi gli facciamo così», ha aggiunto, accompagnando il gesto dell’ombrello. «Ci sono tempi e tempi: un conto è farlo ora, un conto in autunno. Non pensino che andiamo a salvarli».

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