Sabrina Cottone Si chiamano scuole paritarie e svolgono a tutti gli effetti un servizio pubblico, anche se la gestione non è in mano allo Stato. Un grido di dolore arriva da questo mondo, dopo le anticipazioni del decreto Rilan...

La maggioranza si spacca sulle scuole paritarie

Si chiamano scuole paritarie e svolgono a tutti gli effetti un servizio pubblico, anche se la gestione non è in mano allo Stato. Un grido di dolore arriva da questo mondo, dopo le anticipazioni del decreto Rilancio e del decreto Scuola che escludono di fatto le paritarie dagli stanziamenti. Sono destinati alle sole scuole statali gli 1,5 miliardi previsti per l’istruzione (sicurezza degli ambienti, dispositivi sanitari, fondi per contenere il rischio epidemiologico e per la strumentazione didattica), mentre i servizi educativi e le scuole dell’infanzia non statali dovranno accontentarsi di 80 milioni. Restano fuori le scuole paritarie non dell’infanzia.

Per dare una misura dell’allarme, lanciato dalle associazioni di categoria, gli effetti della pandemia rischiano di costringere alla chiusura il 30 per cento delle oltre 12mila paritarie, con conseguenze gravi non solo per gli studenti, le loro famiglie e i lavoratori del settore ma per il sistema scuola nel complesso: poiché ogni studente delle paritarie costa allo Stato molto meno di uno studente delle statali, se i circa trecentomila alunni coinvolti arrivassero nelle scuole statali, l’aggravio per il bilancio dello Stato sarebbe miliardario.

In ballo c’è la libertà di istruzione tutelata dall’articolo 33 della Costituzione e normata da leggi dello Stato, ma anche le pesanti conseguenze economiche per tutti che porterebbe con sé una chiusura della paritarie. Lo sottolineano gli esponenti politici che cercano di difendere la libertà educativa, storicamente nel centrodestra, a partire da Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma anche Udc e Noi con l’Italia. Nella maggioranza lo scontro sulle paritarie vede in favore Italia viva e una parte del Pd. Fanno le barricate i Cinque stelle.

«Non si potrà chiedere alle famiglie di sostenere costi aggiuntivi per l’esercizio della libertà di scelta educativa in un momento di crisi economica» dice Valentina Aprea, responsabile Istruzione di Forza Italia. Chiedono «scelte che diano respiro alle paritarie» anche Dario Stefàno, vice presidente dei senatori del Pd e Vanna Iori, capogruppo Pd in commissione Istruzione a Palazzo Madama. Michele Anzaldi di Iv muove contro Lucia Azzolina: «Se la ministra dice di volersi battere contro le classi pollaio, cosa accade se chiudono le paritarie con 900mila alunni? Avremmo classi alveare».