Sofia Fraschini Beraldo (Ovs): "Decreti insufficienti". E Ambrosetti vede nero, ma settore strategico «Per il governo il commercio non ha dignità e le grandi imprese si devono arrangiare da sole». Stefano Beraldo, amministrator...

La grande distribuzione boccia il governo: “Ci ha lasciato da soli”

Beraldo (Ovs): “Decreti insufficienti”. E Ambrosetti vede nero, ma settore strategico

«Per il governo il commercio non ha dignità e le grandi imprese si devono arrangiare da sole». Stefano Beraldo, amministratore delegato della catena di abbigliamento Ovs, boccia le misure messe in campo fino a oggi dall’esecutivo Conte con i decreti Cura Italia e Liquidità, «esclusivamente dedicati alle micro-imprese», e insieme a Federdistribuzione lancia un concreto allarme: «Si rischia una crisi sistemica che potrebbe coinvolgere in modo trasversale retail, immobiliare e finanza».

Una levata di scudi, da parte del settore, emersa nel corso della presentazione del rapporto «Quali impatti dell’emergenza Covid-19 sul settore della Distribuzione in Italia» firmata European House Ambrosetti. Uno studio che, di fatto, supporta l’allarmismo della categoria. «Se l’Italia vuole tornare a crescere deve, tra le altre cose, preoccuparsi di sostenere i consumi, che rappresentano il 60% del Pil, a partire da quelli legati ai beni alimentari e non alimentari che pesano per il 22% del Pil», ha spiegato Valerio De Molli(in foto) ceo di The European House Ambrosetti, aggiungendo che «siamo di fronte a un’economia di guerra: uno choc senza precedenti, il primo combinato di domanda e di offerta». Ecco perché un cambio di passo del governo è chiesto a gran voce.

«Nei decreti c’è un grande assente, e si tratta del retail», ha commentato Beraldo alla luce dei numeri sciorinati sul settore, considerato «strategico» per la ripresa: 542 miliardi di fatturato generato, oltre 2,3 milioni di occupati e 9,8 miliardi di investimenti attivati nel 2019. E che ora rischia tutto. Partendo dall’analisi di oltre 250mila bilanci di imprese del settore negli ultimi 5 anni, il rapporto stima che a fine 2020 i ricavi totali della distribuzione (food e non food) diminuiranno tra il 20,5% (scenario senza ondata epidemica di ritorno e con impatto medio-basso sui redditi delle famiglie) e il 28,2% (scenario con ondata epidemica e choc intenso sui redditi delle famiglie). «Con quasi 10 miliardi investiti nel 2019 la distribuzione alimentare e non alimentare è il primo settore su 99 per investimenti in Italia – dichiara Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione -. Tutto ciò deve essere tutelato: non farlo, sarebbe un autogol, chiediamo la giusta attenzione da parte del Governo». Un appello che riguarda, in particolar modo, il tema della gestione delle locazioni commerciali. «Devono essere riviste per dare prospettive di reddittività al mondo retail. E su questo pensiamo che lo Stato debba farsi carico del problema e creare le condizioni per una rinegoziazione dei contratti tra parte immobiliare e retail». Dobbiamo ricordare, ha aggiunto Beraldo che «insieme al costo del personale, gli affitti sono la voce più rilevante per tutti i commercianti, oltre naturalmente a quella relativa alla merce che, per aziende come la mia, pesano il 70% del conto economico. Il governo ha disciplinato gli affitti solo per le aziende sotto i 5 milioni di euro, tutte le altre sono state fatte fuori. Come se le aziende grandi non avessero gli stessi problemi delle piccole».

Una situazione di tale incertezza che l’ad di Ovs ha detto che l’azienda si prepara a una pioggia di recessi se la proprietà immobiliare non accetterà una revisione dei canoni coerente con quello che è successo. «Si deve sgonfiare ha ammonito – la bolla immobiliare che ha distrutto il commercio in Italia». Al momento le prospettive generali sono negative. La quota degli occupati a rischio è tra il 15,5% (circa 220.000 addetti) e il 26,9% (380.000). E sono a rischio chiusura, entro fine anno, tra il 17,8% (81.700 società) e il 20% (92.070) nel non alimentare. Ecco perché le parti hanno lanciato delle proposte: come azzerare l’Iva sui prodotti per l’infanzia, voucher elettronici anche sui consumi non alimentari; escludere le garanzie bancarie per 18 mesi e rivedere il cuneo fiscale.

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