Valeria Braghieri Con le regole in vigore da settembre, addio a flirt, scambi e complicità La calca all'ingresso e l'ansia di individuarsi in fretta in mezzo a un orizzonte di schiene. Le mani che si sfiorano in corridoio duran...

Ingressi e corridoi divisi, banchi distanziati. È finita la scuola che piaceva ai ragazzi

Con le regole in vigore da settembre, addio a flirt, scambi e complicità

La calca all’ingresso e l’ansia di individuarsi in fretta in mezzo a un orizzonte di schiene. Le mani che si sfiorano in corridoio durante l’intervallo sempre troppo breve, l’invito per sabato sera, che va fatto a voce e se non lo fa, o se lo fa, allora addio concentrazione fino all’ultima ora con quel liberatorio suono di campanella. E intanto le confidenze bisbigliate alla compagna di banco mentre «quella di greco» spiega e ci disturba quando invece noi abbiamo bisogno di raccontare; i bigliettini passati di mano in mano, complici le sedie appiccicate che si inclinano avanti e indietro alla bisogna. Il sorso di caffè a cui ci si appoggia insieme tra una lezione e l’altra. Ma anche le scazzottate in cortile, le spinte, le rivalità e le gelosie. I capannelli, i gruppi degli odiosi, la merenda scambiata, la sigaretta passata, i rossetti provati in tre e le t-shirt scambiate all’ora di ginnastica. Tre teste chine sullo stesso libro a leggere senza voce ma con le labbra, o fuori, a farsi forza insieme nella polvere del giardino e a sporcarsi di bullo. E poi i corridoi traboccanti, i bagni occupati, i sottoscala: tutti quei non luoghi di decompressione per sentirsi vivi e capire che si sta vivendo. A evacuare menti troppo ingombre. Fine. Tutto finito.

A settembre, per il rientro a scuola, le nuove norme anti Covid metteranno una pietra tombale sulla scuola «dei ragazzi». Resterà quella ufficiale e istituzionale, ma scomparirà l’altra, la loro. Solo lezioni su banchi distanziati, ingressi divisi per portoni ed orari, percorsi nei corridoi fatti apposta per incontrarsi il meno possibile o non incontrarsi del tutto. Disinfettante per le mani, mascherina, termo scanner all’ingresso, classi contingentate e percorsi prestabiliti e obbligati. Certo il testo del decreto in merito verrà perfezionato, anche con le richieste che arriveranno dal mondo della scuola, e arriverà al vaglio del Comitato Tecnico Scientifico. Ma per ora lo si ipotizza così.

Si arriverà a manciate ogni quindici minuti: si entrerà a scuola come partono le regate. Prima un gruppo, poi un altro, poi un altro…

Serve fare così e si farà così, per carità. Però poverini… Nessuno vorrebbe essere contemporaneo di questo finimondo. A settembre i ragazzi torneranno a scuola e non ci sarà più nulla, solo un liscio solco fatto di abitudini lungo i muri screpolati. Asettico e disinfettato, vuoto e silenzioso. Neon e corridoi vuoti, tolto un pentolino di latte dimenticato sul fuoco, poche cose al mondo sono così tristi. Dopo mesi di solitudine per la quarantena, a settembre saranno soli anche tra gli altri. A distanza di sicurezza, che per i ragazzi è lontanissimo. Smettendo di prendere dimestichezza con gli altri e quindi con loro stessi. Galleggiando in una specie di fermo immagine permanente. Addio alle notti prima degli esami di tutto il mondo. A quella vigilia di Natale della vita che la scuola è sempre stata: un microcosmo per le prove generali di quello che poi accade fuori. Da grandi, quando tutto è peggio.

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