Alessandro Sallusti Oggi si decide il destino del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e di conseguenza del governo. Se passerà la mozione di sfiducia proposta dalle opposizioni, andranno a casa sia l'uno che l'altro, ma i...

Il pesce puzza dalla testa

Oggi si decide il destino del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e di conseguenza del governo. Se passerà la mozione di sfiducia proposta dalle opposizioni, andranno a casa sia l’uno che l’altro, ma il destino è già scritto

Oggi si decide il destino del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e di conseguenza del governo. Se passerà la mozione di sfiducia proposta dalle opposizioni, andranno a casa sia l’uno che l’altro, ma il destino è già scritto: nonostante i numerosi guai combinati dal ministro, rimarranno entrambi per mancanza di alternative. Bonafede infatti non è un semplice e pessimo ministro: è l’inventore di Giuseppe Conte (fu lui a presentarlo a Di Maio e Salvini in cerca di un premier docile e servile), è il capo delegazione dei Cinque Stelle dentro il governo ed è il garante della linea grillina giustizialista e manettara. Quindi Bonafede non è uno «scaricabile» neppure di fronte all’evidenza dei fatti e questo lo sa bene Matteo Renzi, che minaccia di votare la sfiducia ma non lo farà mai.

Anche il Pd, che pure non lo ama, si guarderà bene dal fare scherzetti al ministro. E dire che nel 2008 la sinistra votò compatta la sfiducia all’allora ministro dei Beni culturali Sandro Bondi perché a Pompei le piogge avevano fatto cadere due muretti del sito archeologico. Solo che qui non parliamo di muretti, ma di quattrocento boss della mafia scarcerati allegramente con la scusa del coronavirus, di suoi bracci destri e sinistri costretti alle dimissioni da intercettazioni telefoniche ben più che compromettenti, del più famoso magistrato antimafia, Nino Di Matteo, che allude al fatto che il ministro si sia piegato agli ordini della mafia, di un Csm fuori controllo per le faide tra magistrati che brigano dietro le quinte e si azzoppano a vicenda come comuni faccendieri di seconda fascia.

Ebbene sì, nonostante tutto questo, il peggior ministro della Giustizia nella storia della Repubblica rimarrà al suo posto, perché così è deciso per via di cause di forza maggiore. Rimarrà, ma prigioniero del fango che ha contribuito a montare, degli intrighi e dei ricatti che ha alimentato un po’ per convenienza e un po’ per pura stupidità. In altre parole, sarà un ministro dimezzato, senza più alcun prestigio e autorevolezza, che dovrà passare il tempo che gli rimane a contraccambiare favori a chi oggi gli salva immeritatamente la carriera.

E siccome è noto che il pesce puzza dalla testa, lo stesso vale per il sistema giustizia. Continuate pure a indagare, intercettare, arrestare è il vostro lavoro ma cari magistrati d’assalto, per favore almeno smettete di farci la morale: voi e il vostro mondo non siete per nulla migliori di quei disgraziati che perseguite (a volte ingiustamente).

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