Laura Cesaretti Proroga dello stato d'emergenza. Berlusconi chiama i sindaci Fi: "Ancora nessun aiuto" L'accordo sul nome pare tenere: non più «decreto aprile», essendo aprile bello che passato; non «decreto maggio» che magari ...

Il governo è in alto mare. E i “pieni poteri” di Conte dureranno altri sei mesi

Proroga dello stato d’emergenza. Berlusconi chiama i sindaci Fi: “Ancora nessun aiuto”

L’accordo sul nome pare tenere: non più «decreto aprile», essendo aprile bello che passato; non «decreto maggio» che magari porta sfortuna. Vai con «decreto rilancio», a conferma della passione della comunicazione di governo per i nomi apotropaici: Cura Italia, Dignità e via cantando.

Per il resto, quella di ieri è stata un’altra giornata di scontri e difficoltà nella maggioranza per mettere a punto le norme della mega-manovra da 55 miliardi (ossia, ricordava ieri il ministro D’Incà, «quattro o cinque leggi di bilancio ordinarie») che dovrebbe rispondere all’emergenza economica post-Coronavirus. Il premier Conte sperava di vararlo già nella serata di ieri, ma il Consiglio dei ministri è nuovamente slittato a questa settimana, tra lunedì e mercoledì, per cercare di evitare un’approvazione «salvo intese», ossia in bianco: 766 pagine, 285 articoli, una valanga di commi, almeno nella bozza circolata ieri. Le riunioni di maggioranza si sono susseguite fino a sera, con tutti i partiti sul piede di guerra contro il premier. I renziani di Italia viva sono stati recisi: «La fretta è cattiva consigliera, di fronte a un provvedimento così ampio dovete darci il tempo di esaminare i dettagli». Tanto più, si è fatto notare, che su molti articoli deve ancora arrivare il parere della Ragioneria dello Stato: dalla Cig al sostegno alle imprese è tutto ancora da definire. «Mancano le coperture», denuncia la Lega. L’unica norma definita sembra essere l’articolo che proroga lo stato di emergenza (e dunque blinda Conte) fino al gennaio 2021. Mettendo tra l’altro i presupposti per evitare il voto, anche nelle Regioni, prima dell’autunno.

Un primo scontro in maggioranza si è acceso sulla questione banche, che fa sempre venire l’orticaria ai grillini. Quando hanno scoperto una posta da 100 milioni (pochissimi, oggettivamente) di sostegno pubblico a chi acquista banche «decotte» sono insorti contro il Pd e il ministro dell’Economia Gualtieri (in foto) al grido di «Volete rifare BancaEtruria». Un altro casus belli è stato il condono edilizio, proposto dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, spuntato tra le pieghe della bozza e individuato e denunciato dal Verde Angelo Bonelli: «Si vuol consentire la sanatoria per immobili costruiti abusivamente». I grillini, che ovviamente non si erano accorti di nulla, sono insorti: «Giammai accetteremo alcun condono», ha solennemente dichiarato il loro ministro dell’Ambiente Costa (dimentico del condono per Ischia promosso dal suo collega Di Maio). Boccia ha fatto una repentina marcia indietro, spiegando che la norma non era colpa sua ma degli «enti locali». Forti tensioni anche sul «reddito di emergenza» caldeggiato dai 5Stelle e sempre più burocratico, complicato ed esteso. I grillini vogliono che a maneggiare i soldi sia il «loro» feudo Inps, Iv ha insistito per delegare il compito ai sindaci. Mentre Iv si impunta sulla eliminazione dell’Irap. «Non mi sembra ci sia chiarezza su come organizzare la ripartenza: servono più coraggio e idee per il futuro», sferza a sera la ministra renziana Elena Bonetti. Le opposizioni attaccano: «Il governo diffonde bozze dando i numeri al Lotto, con norme affastellate, confuse e contraddittorie», denuncia Giorgio Mulè di Forza Italia. Mentre i sindaci azzurri, riuniti ieri da Silvio Berlusconi, denunciano di non aver ancora incassato alcun finanziamento.