Carmelo Caruso Clemente Mastella L'ex ministro: "Hanno diviso il Paese in due, gli statali tutelati e tutti gli altri dimenticati" Assunzioni pubbliche come i vecchi tempi, salvataggio Alitalia e ancora: regolarizzazione migrant...

“Governo di geometri che privilegia solo il pubblico impiego”

Clemente Mastella

L’ex ministro: “Hanno diviso il Paese in due, gli statali tutelati e tutti gli altri dimenticati”

Assunzioni pubbliche come i vecchi tempi, salvataggio Alitalia e ancora: regolarizzazione migranti, bonus, voucher, redditi di emergenza Per commentare il più poderoso dei decreti serve il più poderosi dei politici: Clemente Mastella. Sindaco di Benevento, ex ministro con la destra, con la sinistra, di sotto e di sopra. Senza tramonto: «Ho appena disposto test sierologici in modalità drive in. Siamo all’avanguardia».

Possiamo dire che siamo al governo che in assistenzialismo supera la sua Dc?

«Non offendiamo la grandissima storia di un partito. Noi avevamo una strategia questi al massimo sono geometri».

Ragioniamo subito sul decreto rilancio.

«495 pagine per 256 articoli. Pure io non ci capirei nulla. Propongo di non chiamarlo decreto rilancio ma enciclopedia banalità».

Giuseppe Conte e i suoi ministri si sono presentati con il malloppo. Mai si era consumata tanta carta.

«Ma davvero si pensa che un commerciante possa mettersi a leggere quelle scartoffie? Stanno annegando nei metri di distanziamento. In spiaggia ne bastano cinque, ma sui mezzi di trasporto uno. Forse due. Ripeto. Un governo in lotta con la geometria».

Temo che abbiano scontentato pure i geometri. La soluzione è innesto massiccio nell’amministrazione pubblica (70 mila nuovi professori). Assumiamo tutti?

«E chi paga? Da quello che si capisce è una grande infornata, ma è anche la più pericolosa perché rischia di lacerarci in figli e figliastri. Il paese è ormai diviso in due grandi geografie dell’esistenza: privilegiati e dimenticati».

I primi chi sono?

«I dipendenti pubblici, i tutelati. Ma chi non lo è inizia a non pagare gli affitti. A Benevento, l’anno scorso, a maggio, avevamo raccolto 5 milioni di euro di tasse. Quest’anno siamo a 44 mila euro. Si rischia l’apocalisse».

A Firenze, il sindaco Dario Nardella, ha minacciato di spegnere i lampioni. Non dovrebbero arrivare miliardi?

«Qui piovono banconote ma sono quelle di Paperon de’ Paperoni. Anche il ministro Gualtieri, di cui sono amico, dice che adesso questo denaro deve atterrare. L’immagine è chiara: sono soldi in aria».

In verità ci sentiamo a terra

«L’Italia è un’arca di Noè. Ma non tutti riescono a salire. Pensate ai fotografi. Qualcuno ha mai riflettuto su di loro? Niente matrimoni, cresime. E loro?»

Il decreto rilancio non è il piano Marshall di Conte?

«Ma quale piano Marshall? Non sono capaci di accettare neppure i soldi del Mes Non dobbiamo solo misurarci con l’emergenza, ma dobbiamo fare i conti anche con il M5s».

Non si sono eclissati?

»Appunto. Beppe Grillo balbetta. Davide Casaleggio non comanda. E però, questo movimento ci tiene ostaggi».

Niente elezioni e neppure quelle regionali.

«Ma non per paura del contagio ma perché non vogliono votare dove sanno di perdere. Il paese si sta illanguidendo. C’è solo un ronzio cimiteriale. Così non si riparte».

Fosse per il ministro Francesco Boccia non si dovrebbe mai ricominciare. È il vero leader del governo fermi tutti?

«Si crede un filosofo ma poi se la prende con la povera Calabria. Provaci con il Veneto! Gli consiglio di lavorare sulla sua arroganza. Non si possono trattare le regioni così.

Come andrebbe trattata questa nuova fase?».

»Lancio sul Giornale la proposta della coalizione Mes. In Europa abbiamo avuto quella Ursula. Qui serve la coalizione Mes. Chi ci sta ci sta».

Le imprese non stanno bene ma tanto statalizziamo pure quelle

«Per carità. Sono loro che andrebbero aiutate, quelle categorie che possono rimettere in moto il paese ma non con rimborsi. Soldi autentici. Burocrazia zero. Sul serio. Purtroppo andiamo avanti senza guida».

Ci rimangono solo i sindaci?

«Sono gli unici a calpestare il territorio. Mi sembra che a Roma siano passati dal distanziamento sociale al distanziamento dalla realtà. Hanno compiuto un’impresa: sono i primi a perdere la testa senza neppure avercela messa».

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