Gabriele Laganà In un messaggio inviato a Matteo Salvini, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara ha spiegato "di aver sempre ispirato il mio agire al più profondo rispetto istituzionale al senatore" In enorme difficoltà dopo le...

Giustizia, Palamara prova a difendersi: “Rammaricato, frasi non sono il mio reale pensiero”

In un messaggio inviato a Matteo Salvini, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara ha spiegato “di aver sempre ispirato il mio agire al più profondo rispetto istituzionale al senatore”

In enorme difficoltà dopo le polemiche scatenatesi sui contenuti delle chat dei magistrati contro Matteo Salvini, Luca Palamara, il giudice al centro della vicenda, ha inviato un messaggio al leader della Lega chiedendo scusa per le sue improvvide affermazioni.

“Sono profondamente rammaricato dalle frasi da me espresse- ha scritto Palamara secondo quanto riporta oggi “La Verità” – e che evidentemente non corrispondono al reale contenuto del mio pensiero, come potranno testimoniare ulteriori conversazioni presenti nel mio telefono”. Il giudice, inoltre ha voluto specificare “di aver sempre ispirato il mio agire al più profondo rispetto istituzionale che è mia intenzione ribadire, anche in questa occasione, al senatore Salvini”.

Nelle conversazioni tra giudici che sono state rese note, non ci sarebbero solo attacchi contro Salvini. Parlando con l’ex membro laico del Csm, Paola Balducci, Palamara non nascondeva apprezzamenti sulla statura politica del leader della Lega. “A parte lui non c’è… non ci sono le figure, ci sono pezzetti”.

Il caso Palamara è emerso dopo la pubblicazione da parte de La Verità di alcune intercettazioni dell’ex presidente dell’Anm. In una chat su Whatsapp, alcune toghe ammettevano che Salvini non stava facendo niente di sbagliato ma ciononostante doveva comunque essere attaccato senza pietà. Il quotidiano ha reso pubblici i contenuti di alcune chat risalenti al 2018 in cui alcuni magistrati parlano dell’allora ministro dell’Interno.

La chat più citata vede coinvolti il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e Luca Palamara. Il primo rivolgendosi al suo interlocutore si dice molto dubbioso su quanto sta accadendo in quei difficili giorni d’agosto di due anni fa: ”Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la Procura di Agrigento”, aveva scritto Auriemma quando di Salvini si parlava soprattutto per la chiusura dei porti per bloccare l’arrivo degli immigrati.In fondo al messaggio Whatsapp la raccomandazione di non diffondere il contenuto del testo. La risposta di Palamara arriva quasi subito: ”Hai ragione. Ma adesso bisogna attaccarlo”.

La discussione va avanti con il procuratore capo di Viterbo che sottolinea come potrebbe essere un pericoloso boomerang continuare ad attaccare Salvini sull’immigrazione. “Comunque è una cazzata atroce attaccarlo adesso perché tutti la pensano come lui. E tutti pensano che ha fatto benissimo a bloccare i migranti che avrebbero dovuto portare di nuovo da dove erano partiti. Indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili”. In un altro colloquio citato da alcuni giornali, il leader leghista viene chiamato “quella merda di Salvini” da Palamara.

In altri messaggi, con interlocutori diversi, è ancora Palamara ad essere protagonista. Il giudice, infatti, esprime tutto il suo disagio di fronte all’eventualità di incontrare pubblicamente Salvini. Nel frattempo, si fa inviare i pdf delle sentenze del processo di Umberto Bossi e Francesco Belsito. Infine vi è anche un’altra chat tra lo stesso Palamara e Bianca Ferramosca, componente della giunta esecutiva Anm. Quest’ultima, nel novembre 2018, se la prende con i colleghi che hanno dato ragione a Salvini sull’allora dl Sicurezza, componenti di una cordata ”pericolosissima”.

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