Manuela Gatti Vienna non riapre il Brennero. Atene punta a rubarci i turisti. E Conte si butta sull'autarchia La Grecia riapre le porte ai turisti stranieri, ma probabilmente non ai britannici. L'Austria è pronta ad accogliere ...

Corridoi, divieti, accordi. La guerra per ripartire si gioca sulle vacanze

Vienna non riapre il Brennero. Atene punta a rubarci i turisti. E Conte si butta sull’autarchia

La Grecia riapre le porte ai turisti stranieri, ma probabilmente non ai britannici. L’Austria è pronta ad accogliere visitatori da Germania, Svizzera e Liechtenstein, ma «in nessun caso» potrà varcare la dogana chi arriva da Paesi che non hanno «sotto controllo» l’epidemia. In Australia nemmeno i singoli Stati federali riescono a mettersi d’accordo sul riaprire o meno i confini interni per il turismo domestico. Mentre il mondo continua a fare i conti con l’emergenza coronavirus e con i suoi strascichi, quella che si delinea è una nuova diplomazia delle vacanze. L’Europa, in particolare, non sembra ancora aver deciso se puntare a un coordinamento tra gli Stati membri per la ripartenza del settore oppure se lasciare libero spazio agli accordi bilaterali tra Paesi con situazioni epidemiologiche simili, attraverso i cosiddetti «corridoi turistici» contro i quali già nei giorni scorsi è intervenuto il governo italiano, in quanto taglierebbero fuori i Paesi più colpiti dalla pandemia come l’Italia e la Spagna.

Ieri il dibattito si è riacceso a causa delle parole del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ha annunciato il piano nazionale per l’avvio della stagione turistica: si parte il 29 maggio, mentre dal 15 giugno sarà ripristinata la libera circolazione con i tre Paesi confinanti di cui sopra, definiti da Kurz «sicuri». In particolare Vienna punta ad attirare i tedeschi: la campagna di promozione turistica da 40 milioni di euro, sotto lo slogan «Una buona estate ti sta aspettando», si concentrerà soprattutto sulla Germania, come ha spiegato il ministro del Turismo Elisabeth Koestinger. Gli altri confini – il cancelliere austriaco ha citato espressamente quelli meridionali, con Italia e Slovenia – rimarranno invece sigillati in quanto «delicati», e la loro eventuale riapertura dipenderà dal rispettivo andamento dei contagi.

Dal 15 giugno ripartirà anche la stagione turistica in Grecia, con i voli internazionali che torneranno ad atterrare nelle principali mete elleniche a partire dal primo luglio. Anche in questo caso, però, non tutti saranno i benvenuti: entro la fine di maggio verrà resa nota una lista dei Paesi da cui sarà fin da subito consentito arrivare, stilata sempre sulla base di «criteri epidemiologici». Di questo gruppo dovrebbero far parte i Balcani, i Paesi Baltici, la Germania, Cipro e Israele, mentre dovrebbe restare fuori il Regno Unito: lo ha anticipato il ministro del Turismo, Haris Theoharis, a un’emittente britannica, spiegando che c’è troppa «differenza rispetto alla Grecia in termini di stato di salute del Paese».

Non a caso, in Italia, ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante l’informativa in Parlamento, è tornato a lanciare l’appello ai connazionali a «fare le vacanze» nella penisola, anche per sostenere il settore ricettivo tricolore in grande sofferenza. Chi si è mossa per prima, tra le Regioni, è l’Emilia-Romagna, che ha anticipato a domani, sabato 23 maggio, l’avvio ufficiale della stagione balneare in Riviera, inizialmente previsto per il lunedì successivo. D’obbligo il rispetto delle distanze di sicurezza – 12 metri quadrati per ombrellone secondo il protocollo regionale, che diventano 18 a Rimini per scelta del sindaco – e delle regole igieniche, mentre spetterà ai Comuni scegliere se e come contingentare gli accessi alle spiagge libere. Il governatore, Stefano Bonaccini, confida nel «bonus vacanze» dato che, come spiegava alcuni giorni fa, il 70% del turismo della Regione è nazionale. Chi non si dà pace invece per la potenziale mancanza di visitatori stranieri è il Veneto. Il presidente, Luca Zaia, non auspica un «liberi tutti», ma quello che lui ha chiamato «uno Schengen sanitario»: tamponi nei Paesi di partenza e nessun obbligo di quarantena in quelli d’arrivo, una sorta di spazio di libera circolazione certificato dai test diagnostici. Di tutto, purché si riesca a riportare i turisti in Laguna.

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