Adalberto Signore La fase 2 del Paese è entrata nel vivo da ieri, quella del governo potrebbe invece arrivare a giorni La fase 2 del Paese è entrata nel vivo da ieri, quella del governo potrebbe invece arrivare a giorni. Domani...

Conte offre il mini rimpasto. Renzi tentenna

La fase 2 del Paese è entrata nel vivo da ieri, quella del governo potrebbe invece arrivare a giorni

La fase 2 del Paese è entrata nel vivo da ieri, quella del governo potrebbe invece arrivare a giorni. Domani, infatti, il Senato voterà la mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e Matteo Renzi sta trattando con Giuseppe Conte le condizioni per evitare che Italia viva voti insieme alle opposizioni. Una strada che, anche nel caso in cui la mozione fosse respinta, metterebbe nei fatti Iv fuori dalla maggioranza e farebbe ballare un esecutivo che già ora non pare saldissimo.

Comprensibile, dunque, che il premier abbia aperto un canale di trattativa con il senatore di Rignano. I due, è noto, non si sopportano granché, non tanto politicamente quanto umanamente. Ma Conte sa bene che in questo momento Renzi non può permettersi uno strappo così violento, perché se davvero il governo dovesse implodere, difficilmente il Paese riuscirebbe a comprenderne le ragioni in un momento così delicato. Le armi del leader di Iv, insomma, oggi sono un po’ spuntate, nonostante la sua avversione a Bonafede sia sincera, coerente con le sue posizioni e precedente all’emergenza Covid-19. In questi mesi, però, lo scenario è cambiato, così come le priorità. Lo sa bene l’ex premier, tanto che negli off che i suoi fanno circolare si iniziano a mettere le mani avanti raccontando un Renzi che – nella poco credibile veste del «pompiere» – starebbe cercando di far ragionare i 17 senatori di Italia viva, tutti barricadieri e pronti ad affondare Bonafede. Ricostruzione, direbbe qualcuno bravo, che non fa onore alla regola giornalistica delle «cinque W». Molto più probabile, invece, che Renzi si stia preparando ad accettare la tregua offertagli da Palazzo Chigi, che già ha dato segnali con la cancellazione dell’Irap e la mediazione sui migranti. Nelle ultime ore, Conte ha fatto recapitare all’ex premier il seguente messaggio: «Non sono disponibile a subire ricatti», ma «sono pronto» a dare segnali sul fronte giustizia (non sulla prescrizione), a dire di fatto «sì» a quello che Renzi chiama «piano choc» e a «riequilibrare» la compagine governativa in alcune caselle di seconda fascia (viceministri e sottosegretari). Che, tradotto, significa un mini rimpasto. Uno scenario confermato non solo dai soliti aspiranti di poltrone. E su cui tocca soprattutto a Renzi dire la sua. A Conte sacrificare qualche pedina non costa nulla, il problema – in questo momento soprattutto di immagine – è invece a chi verrà attribuita la richiesta di mettere mano alle poltrone mentre il Paese è alle prese con problemi ben più seri. Lo sa bene Renzi, che infatti è sì tentato ma anche titubante. Probabilmente un punto di caduta lo si troverà oggi, quando Mario Elena Boschi, capogruppo di Iv alla Camera, dovrebbe incontrare a Palazzo Chigi Alessandro Goracci, capo di gabinetto di Conte.

Nel frattempo, il premier sceglie la via della prudenza e decide di rinviare a giovedì l’attesa informativa alla Camera su «l’avvio della fase 2» che era prevista per oggi. D’altra parte, la manovra monstre del dl rilancio annunciata nel weekend non è ancora operativa, perché a ieri sera la Ragioneria generale dello Stato non era ancora riuscita a individuare tutte le coperture. Insomma, inutile esporsi. Scelta che ovviamente ha scatenato l’ira di tutte le opposizioni – dalla Lega a Forza Italia, passando per Fratelli d’Italia – che hanno accusato Conte di avere «scarso senso delle istituzioni» e di «usare il Parlamento come un albergo». Sul fronte della comunicazione, invece, il premier pare intenzionato a stare in prima linea. E non sembra niente affatto casuale la scelta di fare una passeggiata per i negozi del centro storico. Ieri mattina, infatti, nel giorno della riapertura, il premier ha deciso di farsi vedere tra i commercianti per mandare un segnale di normalità e anche per provare a essere lui il volto della ripresa. A Palazzo Chigi, infatti, sono dell’idea che non si andrà incontro a un nuovo lockdown, che ora il Paese è preparato ad affrontare l’emergenza e che, nel caso, si procederà a chiusure mirate. Per questo Conte vuole mandare un messaggio di «normalità» ed è probabile che la passeggiata di ieri mattina per le vie vicino Palazzo Chigi non sia che la prima di una lunga serie.

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