Alberto Giannoni La burocrazia statale è cieca, ma le imprese le vede benissimo, e sembra volerle ostacolare La burocrazia statale è cieca, ma le imprese le vede benissimo, e sembra volerle ostacolare. Sulle mascherine, la diff...

Caro Arcuri non siamo speculatori

La burocrazia statale è cieca, ma le imprese le vede benissimo, e sembra volerle ostacolare

La burocrazia statale è cieca, ma le imprese le vede benissimo, e sembra volerle ostacolare. Sulle mascherine, la diffidenza è stata teorizzata direttamente dal Capo della protezione civile, Domenico Arcuri, che ha imposto un prezzo (improbabile) ingaggiando una guerra contro la fantomatica «speculazione». Risultato? Le mascherine non si trovano e chi si era buttato a capofitto nell’impresa ora è indignato. Esemplare la lettera che un imprenditore lombardo ha inviato agli amministratori regionali per renderli partecipi dello «sdegno» e della «offesa» provato nel «sentire le parole del signor Arcuri che ha maldestramente generalizzato le accuse a chi guadagna sul dolore». «Noi – protesta l’imprenditore – siamo partiti da un senso civico forte, di solidarietà e di responsabilità», quindi ripercorre lo sforzo compiuto per investire rispondendo alla chiamata alle armi della Regione che, nel momento del massimo dramma, ha voluto dar vita a una filiera locale in collaborazione col Politecnico. «Non ci è mai passato per la mente, nemmeno per un secondo, di speculare su una tragedia simile che ha visto anche alcuni di noi coinvolti». Eppure – prosegue «in un secondo siamo passati da eroi a speculatori senza scrupoli». L’imprenditore spiega cbe la sfida ha fatto scorrere linfa vitale nell’azienda, facendo risparmiare anche i soldi della cassa integrazione. La burocrazia è cieca, ma pare voler ostacolare in particolare le imprese lombarde. Come spiegare altrimenti il caso di un’autorizzazione che è stata concessa a una ditta campana e negata a una lombarda che avevano proposto lo stesso materiale? Sono state poche decine, comunque, in due mesi, le ditte autorizzate a produrre e a commercializzare da Istituto superiore della sanità e Inail. Le ditte infatti devono essere autorizzate ma il percorso «rapido», in deroga, previsto dal decreto «Cura Italia», alla fine è risultato più lungo di quello ordinario del marchio Ce. Contro le ottusità burocratiche combatte da settimane l’assessore lombardo Raffaele Cattaneo: «Il principio è la diffidenza per le cittadini e le imprese, messe in discussione anche nella loro onestà. La situazione era già critica e ora è aggravata da una posizione statalista del governo che insegue un modello cinese senza averne peraltro l’efficienza». «Noi non siamo la Cina o l’Urss, siamo la Lombardia che ha una cultura diversa. Anzi – prosegue – ho il sospetto che sia attaccata perché è l’esempio di un modello opposto, in cui il pubblico non è solo Stato, ma anche il privato che si mette al servizio di tutti, nella sanità come nella scuola». Cattaneo descrive una sorta di boicottaggio, comunque un flop. «Le norme che dovevano autorizzare una filiera italiana, la stanno ostacolando in maniera clamorosa. Siamo alla follia burocratica, col risultato che i cittadini restano senza mascherine o con mascherine che non proteggono».

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