Marco Lombardo L'esecutivo non sa dire quando (e se) Immuni partirà. Eppure basta poco Ma insomma: che fine farà Immuni? Perché ci sono voluti due ministri, un Commissario speciale, un Commissario particolare, due task force et...

Accuse incrociate, caos. Spuntano i Servizi. E la app che traccia i contagiati non c’è più

L’esecutivo non sa dire quando (e se) Immuni partirà. Eppure basta poco

Ma insomma: che fine farà Immuni? Perché ci sono voluti due ministri, un Commissario speciale, un Commissario particolare, due task force eterogenee e 74 esperti resi muti dall’accettazione di un accordo di segretezza, per combinare un caos politico che non servirà a nulla. Se non a rendere ancora una volta l’idea di come viene gestita l’emergenza da questo governo.

Dunque, ultime notizie dalla grottesca storia dell’app di tracciamento: l’audizione a Copasir del ministro dell’Innovazione Paola Pisano e quella al Senato del Commissario Domenico Arcuri, hanno fatto incrociare gli occhi e le orecchie di chi ha visto e ascoltato. La Pisano ha raccontato com’è stata scelta la proposta arrivata dalla società milanese Bending Spoons, tirando dentro come consenziente il Direttore del Dis Gennaro Vecchione. Dall’altra parte Arcuri intanto ha negato di essere coinvolto ed ha rimandato la palla (e le domande dei parlamentari) alla Pisano e al ministro della Salute Speranza, con la delicatezza che ormai tutti gli riconoscono (leggasi Alessandro Gnocchi in altra pagina sui «liberisti da divano col cocktail in mano» che chiedevano lumi sulle mascherine). In pratica, uno accusa l’altro seppur implicitamente, e nel mezzo pure Vecchione si è scocciato, rispondendo che lui non sapeva nulla. Tanto che il Copasir lo ha chiamato in tutta fretta a testimoniare. Sullo sfondo l’altro commissario, Vittorio Colao, che alla fine pare abbia deciso lui per tutti.

Tranquilli: se fin qui non avete capito nulla, sappiate che forse anche a loro manca qualche informazione. Innanzitutto su un fatto ormai certo: che tutto il lavoro della task force della Pisano e dei 74 silenziosi esperti, è completamente inutilizzabile. Visto che poi sono intervenute Apple e Google insieme, con un’accordo di interoperabilità dei loro sistemi e un pacchetto di programma che verrà dato in mano agli sviluppatori a scatola chiusa. Cade dunque ogni preoccupazione sulla privacy, visto che Colao ha già annunciato che è questa la strada definitiva. E dunque i dati delle persone che scaricheranno l’app e si accorgeranno di essere positivi al virus, saranno anonimi, tradotti in codici che porteranno solo allo smartphone e non al possessore, spediti al server solo volontariamente. Da qui non si scappa, ma al governo e in Parlamento pare che sfugga a molti.

Il caos politico infatti ora verte su chi abbia scelto tra le due finaliste (e chi ha scelto le finaliste tra le 393 finaliste?), ovvero tra due sistemi che sugli argomenti di cui sopra avevano pregi e lacune. Per esempio: Immuni all’inizio era quasi perfetta ma non «parlava» tra iPhone; l’altra – CovidApp – lo faceva ma non era abbastanza aperta agli sviluppatori. Conta qualcosa? Ormai niente. Apple e Google hanno messo le cose a posto, tutto quel lavoro di menti ed esperti è storia. Ma nemmeno questo ha bloccato la battaglia tra gli schieramenti, con persino Bending Spoons (la società che ha vinto la gara) che attende risposte e riceve in cambio accuse e preoccupazioni assurde.

In pratica: mentre Pisano, Arcuri, Speranza, Colao, il Copasir e il Parlamento, ancora non sanno dire di preciso quando l’app sarà operativa e come si farà a renderla utile, si discute ancora sulla privacy, sui test comparativi, di server centralizzati, di dati personali che potrebbero (come?) finire in mano ai cinesi. E invece di un inutile caso politico, basterebbe un grafico bravo per «vestire» il programma e renderlo app. Ce ne sono tanti in giro, ce la faranno?