Augusto Minzolini La voce al telefono di Massimo Garavaglia, ex viceministro dell'Economia del governo gialloverde, è preoccupata. Il tipico tono di chi vede nero La voce al telefono di Massimo Garavaglia, ex viceministro dell'...

Tra pasticci e sondaggi. Cosa succede al Capitano?

La voce al telefono di Massimo Garavaglia, ex viceministro dell’Economia del governo gialloverde, è preoccupata. Il tipico tono di chi vede nero

La voce al telefono di Massimo Garavaglia, ex viceministro dell’Economia del governo gialloverde, è preoccupata. Il tipico tono di chi vede nero. «Questa settimana – spiega il leghista – ci vedremo con Salvini, ma il dramma è che il governo ha perso la bussola. Neppure il Pd ha più il polso del Paese. Qui tra una settimana la situazione esplode, la gente non la reggi più e il principale bersaglio della rabbia popolare sarà il premier». Previsione fosca ma che nel Palazzo va per la maggiore. «Qui fra tre settimane – ammette il portavoce degli azzurri Giorgio Mulè – succederà il finimondo. Il quadro politico lo cambieranno i moti popolari, quando la gente non avrà più i soldi per andare al supermercato. A quel punto il Pd abbandonerà Conte al suo destino in un nanosecondo».

Sembra la solita propaganda dell’opposizione, ma dalla realtà, cruda, si percepisce che non è così. Oltre al bollettino della Protezione civile, quello sui contagi e sulle morti, ce n’è un altro, sottaciuto, rimosso, perché incute lo stesso timore ed è quello che riporta l’elenco quotidiano delle vittime dell’emergenza economica, dei danni sociali dell’epidemia: la catena internazionale H&M ha chiuso ieri otto negozi in Italia; i commercianti di corso Buenos Aires a Milano per protesta vogliono consegnare le chiavi dei negozi al sindaco Sala. Ogni giorno c’è una piccola impresa, un esercizio commerciale che chiude perché i soldi promessi dal governo non arrivano e la cassa integrazione ritarda. E, intanto, l’onda della potenziale protesta sociale si gonfia. I primi segnali si avvertono anche nei sondaggi: nella maggior parte, infatti, il 40% degli intervistati dice che non andrà a votare, esprime sfiducia verso tutti i partiti. È l’embrione della rivolta. Del resto nell’incipit della sua ultima «performance» televisiva lo stesso premier si è appellato ai cittadini implorandoli di non cedere alla rabbia. Specie in un Paese diviso tra maggioranza e opposizione, tra Stato e Regioni, tra lavoratori dipendenti e partite Iva. Tutti arroccati sulle loro posizioni, con una sinistra di governo, quella di Nicola Zingaretti, che ha dimenticato pure le parole di Enrico Berlinguer: l’Italia non è un Paese che governi con il 51%. Concetto che valeva per il tempo di pace, figurarsi in un’emergenza che tutti paragonano alla guerra. E la situazione diventa ancora più complicata quando il premier appalta la Fase 2 agli esperti, non fa nessuna mediazione politica, e magari poi si scopre che nel comitato scientifico che da mesi accompagna la protezione civile ci sono tanti medici sì, ma nessun virologo e un solo epidemiologo. Per cui non c’è da meravigliarsi se, controcorrente rispetto al mainstream nazionale, nei sondaggi della maga Ghisleri il gradimento di Conte scenda di settimana, in settimana.

Ma se governo e maggioranza dovrebbero piangere, non è che l’opposizione abbia motivi per ridere. Anzi. Tra un ordine del giorno contro il Mes (Meloni) e una mozione di sfiducia verso il ministro dell’Economia (Salvini), non ha una strategia per uscire da questo cul de sac. In sintesi: la sua proposta è monca. Come puoi togliere Conte, se non dici con cosa e con chi vuoi sostituirlo? Chi nella Lega aveva visto per tempo questo limite, è scoraggiato. Gli sms di Giancarlo Giorgetti sembrano presi di sana pianta da un testo letterario di egiziano antico custodito nel museo di Berlino, Dialogo dell’amareggiato dalla vita con l’anima sua: «Sono incazzato – scrive la testa d’uovo della Lega – con i politici, i magistrati e i giornalisti». E probabilmente ha le sue ragioni. Berlusconi, invece, si consola per avere conquistato una nuova centralità e si rifugia nel momentum: «Non è il tempo – dice – di attaccare il governo. Se e quando ci sarà una maggioranza che potrà sostenerne un altro, tipo Draghi, ne parleremo».

Solo che se non ti muovi, appunto, non crei di certo le condizioni per mutare scenario. E ti logori: è il rischio che corre Salvini, che pure un nordista come Vittorio Feltri vede in difficoltà («procede a tre cilindri, timoroso»). Così nel sondaggio di questa settimana della Ghisleri, magari l’elettorato premia la nuova centralità di Forza Italia (+0,6% rispetto alla scorsa settimana), ma penalizza chi fa opposizione nell’emergenza senza proporre un’alternativa. Secondo la Ghisleri la Lega ha perso un 1,2% in sette giorni, la Meloni – novità – ha perso mezzo punto. E che il problema sia l’opposizione monca lo dimostrano le Regioni dove perde il Carroccio: Campania, Marche, Sicilia, Emilia, Lombardia. «In Veneto, invece – è il vaticinio della maga – aumenta un botto». Motivo? Zaia non fa opposizione, ma interpreta una proposta di governo alternativa a Roma.

Già, per convincere, in una crisi come questa, oltre a sparare sul manovratore, devi avere il coraggio di dire cosa vuoi, sia un governo di unità nazionale o altro. Devi gridarlo e rigridarlo, lasciando agli altri la responsabilità di dirti di no. Perché in un’emergenza le decisioni si prendono solo nel governo: e in una fase caratterizzata dalla paura è nella stanza dei bottoni che ti vogliono gli interessi che rappresenti, siano i piccoli imprenditori o i commercianti. Spiega il capogruppo dei senatori leghisti Massimiliano Romeo: «Il governo vuole solo che non rompiamo le balle. Avevamo immaginato un governo di unità nazionale, ma quelli ci hanno risposto che il governo di unità è il loro. In mezzo c’è la vanità di Conte e il risentimento verso di noi: il loro rischio è che diventino il bersaglio della rivolta sociale».

Tutto giusto, ma non puoi andare avanti con una strategia di stop and go condita da qualche ritorno indietro: dato che solo un pazzo può immaginare ora le elezioni anticipate, visto che sono state rinviate pure quelle a scadenza naturale, devi mantenere sul tavolo una proposta di governo alternativa all’attuale, di unità nazionale o d’altro tipo. Una sorta di paracadute, specie se sei convinto che la temperatura sociale diventerà incandescente e un nuovo esecutivo uno sbocco obbligato. Scenario tutt’altro che peregrino, a cui l’opposizione dovrebbe presentarsi pronta e il più possibile unita. «Qualcuno – confida l’azzurro Giorgio Mulè – ha tentato di allargare il governo Conte a noi, ma l’offerta non è stata neppure presa in considerazione. Tant’è che stiamo predisponendo un documento di tutto il centrodestra sul Def. Un punto dev’essere chiaro: non siamo disponibili a un governo Conte in tutte le sue versioni. Ci possono essere governi di unità nazionale o altre maggioranze ma senza Conte premier». Discorsi che ritrovi anche dalle parti della maggioranza più eretica. «Ora – ha spiegato Renzi ai suoi – questo governo sta violando pure la Costituzione che il Pd considera la più bella del mondo. Non è detto che qualcuno non dica al premier fra un po’: Lei non ha più la mia fiducia. A quel punto potrebbe esserci una maggioranza ispirata a quella che ha eletto Ursula von der Leyen o un governo di unità nazionale, ma non con Conte premier. E se fossi in lui accetterei di farne parte come ministro degli Esteri, per evitare di trasformarsi tra qualche mese nel classico capro espiatorio».