Luca Beatrice Alcuni luoghi comuni sono davvero difficili da digerire, anche se connaturati ai meccanismi di quella fiction che vuole essere popolare e insieme porre degli interrogativi di una certa sostanza. Alcuni luoghi comu...

Questo “Diavoli” fa le pentole ma non i coperchi

Alcuni luoghi comuni sono davvero difficili da digerire, anche se connaturati ai meccanismi di quella fiction che vuole essere popolare e insieme porre degli interrogativi di una certa sostanza.

Alcuni luoghi comuni sono davvero difficili da digerire, anche se connaturati ai meccanismi di quella fiction che vuole essere popolare e insieme porre degli interrogativi di una certa sostanza. Ad esempio, perché i top manager si trovano sempre in situazioni di sesso tipo Cinquanta sfumature di grigio, con escort di lusso, bondage, sadomaso e cocaina? Ma una serata più tranquilla, forse romantica, proprio no?

Trabocca di luoghi comuni Diavoli, la serie Sky ambientata nel mondo dell’alta finanza (già in preparazione la seconda stagione, chissà se condizionata dagli eventi) e tratta dagli scritti di Guido Maria Brera che l’ambiente lo conosce bene. Protagonisti i classici due galli nel pollaio, amici, complici e poi acerrimi rivali fino a distruggersi. Patrick Dempsey è Dominic Morgan, una faccia che potrebbe ottenere qualsiasi cosa, l’equivalente nella tv di ciò che è Bryan Ferry nella musica, un dandy raffinato e piacione dalla classe cristallina. Il suo allievo è Massimo Ruggero, interpretato da Alessandro Borghi che certo funziona di più nei ruoli da cattivo anche per gli occhi a palla sempre sbarrati, perfetti per le parti criminali ma assai meno cool nella city londinese.

Fin qui niente di nuovo, l’antagonismo è strutturato alla narrazione, ma alle spalle c’è sempre un passato tragico che non ci si lava via neppure con un’abbondante doccia (almeno due nelle prime quattro puntate). Da giovane Massimo era un «asistemico», poi per i soldi si è giocato tutto, anche la moglie, travolta dall’infelicità e dall’eroina. E che dire della militante Sofia, modellata sulla Zoe Barnes di House of Cards: da bambina ha perso il padre, che non ha retto alla crisi economica in Argentina, è disposta a tutto per la propria vendetta e quando riemergono i pensieri cattivi un’altra doccia. Lei però sa tutto, comunica con una rete di spionaggio internazionale per sabotare il sistema: e dove si danno appuntamenti per svelarsi i segreti della politica in Libia? A Victoria Station. Mah

Tra gli interpreti di rilievo Kasia Smutniak che fa la corsa su Monica Bellucci: bella, statuaria, silenziosa, lunghi capelli sulle spalle, presenza impalpabile come si addice alla compagna di un uomo (Dominic) depositario di così tanti misteri. Diavoli funziona di più quando intraprende il passo da thriller – il motivo scatenante è un omicidio -, al netto delle analisi politiche e finanziarie, la suspense è buona e, anche se non soddisfa le troppe aspettative, il prodotto medio regge e si fa guardare. A proposito di opposizioni schematiche, cattivi capitalisti contro poveri che reclamano giustizia, mi sembra davvero troppo facile e troppo ovvio. Si respira insomma un’aria inautentica: siamo sicuri che tutti i mali derivino dal grande capitale oppure, alla fine, anche stavolta ci salverà lo sporco dio denaro?

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