Paolo Giordano Arriva a sorpresa il brano "Living in a ghost town". Mick Jagger: "Si adatta bene al momento che viviamo" Così, a sorpresa, alle 18 di ieri i Rolling Stones hanno catapultato sulle loro piattaforme una canzone in...

Il rock dei Rolling Stones al tempo del Coronavirus

Arriva a sorpresa il brano “Living in a ghost town”. Mick Jagger: “Si adatta bene al momento che viviamo”

Così, a sorpresa, alle 18 di ieri i Rolling Stones hanno catapultato sulle loro piattaforme una canzone inedita. La prima da otto anni. Si intitola Living in a ghost town, ossia «Vivendo in una città fantasma» e, secondo Mick Jagger, «si adatta bene al momento che stiamo vivendo».

In effetti.

Il brano è subito riconoscibile, ha la struttura caoticamente ordinata tipica dei Rolling Stones specialmente quelli tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta. La batteria è compassata e il basso è il corrimano sul quale le chitarre scivolano, si arrampicano e qualche volta si lanciano. E poi c’è la voce. Mick Jagger oggi è un attore del rock, ogni interpretazione è come se fosse una prima teatrale e lo spirito interpretativo è così nitido da andare oltre la maniera o il mestiere. Mick Jagger sa cantare il rock anche adesso che il rock non sta tanto bene soprattutto per mancanza di protagonisti. Gli Stones lo sono a tal punto da smentire persino chi (con qualche ragione) si lamenta che la loro età non vesta bene chi accende l’amplificatore e scatena le chitarre. Però che cos’è il rock? È (stato) soprattutto aderenza con i tempi, capacità di intercettare il sentimento collettivo, la paura, la rabbia di tutti. E di farlo senza tante manfrine, in modo diretto, talvolta quasi poetico, sempre incisivo. E che cosa c’è di più attuale, tragicamente attuale, di uno che si sente «un fantasma che vive in una città fantasma» come canta Mick Jagger nei primi versi di questo brano che forse anticipa il loro primo album di inediti dopo quindici anni oppure no, ma chissenefrega,

In ogni caso, questa canzone arriva giusto pochi giorni dopo l’apparizione della band a «One World. Together at home», quella sorta di Live Aid digitale che Lady Gaga ha organizzato raccogliendo un gigantesco plotone di superstar impegnate a registrare interventi, canzoni, monologhi da casa. I Rolling Stones hanno convinto tutti suonando You can’t always get what ypu want ciascuno nella propria stanza. In case diverse. Città diverse. Forse continenti diversi. Al di là del brano, che è un super classico, ha divertito Charlie Watts che suonava la batteria per finta, semplicemente agitando mani e braccia, quasi in una sorta di «air drums». Oltretutto, si dice che la sua performance sia stata filmanta nientemeno che dalla domestica, a dimostrazione che ormai il digitale ha azzerato tanti filtri tra l’intuizione e la realizzazione, tra il talento e la sua manifestazione. Però il talento ci deve essere, altrimenti è soltanto una palestra di algoritmi. Stavolta, bisogna ammetterlo, i Rolling Stones hanno trovato la canzone giusta al momento giusto. Nel 2020 Mick Jagger, Keith Richrds, Ronnie Wood e Charlie Watts contabilizzeranno 306 anni in quattro. Sono in una ditta (gli Stones) che dal 1962 fattura a livelli impressionanti ed è la più antica del settore. Oltretutto, ha contribuito a cambiare il nostro costume o, perlomeno, ad affrettarne certi cambiamenti. Insomma, come c’erano nella Swingin’ London a metà anni Sessanta, quando c’era da scandalizzare, i Rolling Stones ci sono anche oggi, nell’«ora più buia», quando l’arte e lo spettacolo sono chiamati a dare un segnale che non sia soltanto il concerto in tinello su Instagram, che peraltro ci sta, ma dopo poco sparisce. Certo, Living in a ghost town è «solo» una canzone con un video che ha avuto la sua «premiere» ieri sera alle 20. Ma è la testimonanza della presenza di una band che è il sinonimo di ecccessi ma che, dopo 58 anni di strabiliante carriera, sente ancora il bisogno di esserci. E di farlo a modo proprio, seguendo le parti da commedia dell’arte che la regolano da sempre. Ossia Mick Jagger che molto british si augura che «spero vi piaccia». E Keith Richards che non bada all’etichetta e senza giri di parole racconta che «per farla breve, è scoppiato il casino e insieme a Mick abbiamo deciso che questa canzone doveva essere lavorata adesso e così eccola qui. State al sicuro!». Il rock, signori, in fondo è l’incontro dei contrari.

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