Gian Maria De Francesco "Servono aiuti. In queste condizioni diventa vitale il sostegno finanziario alle aziende con indennizzi a fondo perduto" «La Fase 2 rinvia la riapertura degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi ...

I negozi senza via d’uscita. Consumi in calo di 50 miliardi

“Servono aiuti. In queste condizioni diventa vitale il sostegno finanziario alle aziende con indennizzi a fondo perduto”

«La Fase 2 rinvia la riapertura degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e di tante attività del turismo e dei servizi. Ogni giorno di chiusura in più produce danni gravissimi e mette a rischio imprese e lavoro». Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ieri ha criticato aspramente i contenuti del decreto della Presidenza del Consiglio sul riavvio di alcune attività produttive che segna la fine del parziale del lockdown. «In queste condizioni -ha sottolineato – diventa vitale il sostegno finanziario alle aziende con indennizzi a fondo perduto che per adesso non sono ancora stati decisi. Bisogna invece agire subito e in sicurezza per evitare il collasso economico di migliaia di imprese». Anche in questo caso si tratta di una presa d’atto della sostanziale inefficacia del decreto liquidità. Ecco perché il numero uno di Piazza Belli ha chiesto al premier Conte «un incontro urgente, anzi urgentissimo per discutere di due punti: riaprire prima e in sicurezza; mettere in campo indennizzi e contributi a fondo perduto a favore delle imprese».

Secondo quanto ricordato da Sangalli, basandosi sulle stime dell’ Ufficio studi di Confcommercio, le condizioni del quadro macroeconomico «sono drammatiche e destinate a peggiorare, con il rischio concreto di perdere nel 2020, se l’emergenza dovesse proseguire oltre l’estate, più di 50 miliardi di consumi, di cui quasi la metà solo per alberghi e ristoranti. Ed è già certa la diminuzione senza precedenti, tra marzo e maggio, di oltre 30 milioni di turisti italiani e stranieri».

Come ricordato da Carlo Sangalli, «ci sono intere filiere, a partire da quella del turismo fino a quelle dell’edilizia, dell’abbigliamento e dell’automotive, che in questi due mesi di blocco totale hanno azzerato i fatturati». Si tratta di «un vero e proprio dramma anche per tantissime attività del commercio, dei servizi, dei trasporti e delle professioni che hanno dovuto fermarsi e che corrono il rischio, più che concreto, di non riaprire più. Il settore della ristorazione e dei pubblici esercizi, ad esempio, registra finora 30 miliardi di perdite e rischia di veder morire 50mila imprese del comparto con la perdita di 300mila posti di lavoro». L’Italia che produce sta vivendo la propria ora buia, ma in questo momento di crisi Palazzo Chigi è impegnata nell’esegesi della parola «congiunti».