Felice Manti Uno studio mette in dubbio lo scenario dei 150mila pazienti in rianimazione usato da Conte per frenare «Per avere 150mila ricoverati in terapia intensiva ci vorrebbero 100 milioni di italiani over 20. Che non esist...

È giallo sul rischio-aperture: “Il dossier? Numeri sballati”

Uno studio mette in dubbio lo scenario dei 150mila pazienti in rianimazione usato da Conte per frenare

«Per avere 150mila ricoverati in terapia intensiva ci vorrebbero 100 milioni di italiani over 20. Che non esistono». È vero che in Italia la matematica spesso è un’opinione. Ma quando un vero statistico incontra un sedicente statista, il sedicente statista che si è fidato dei numeri per rimandare la fine del lockdown è nei guai. Perché non appena il governo – per tenere a cuccia giornali e politici «riaperturisti» – ha sparato il numero choc «151.231 casi di terapia intensiva di picco l’8 giugno» se venissero riaperti i settori «manifatturiero, edilizia, commercio e alloggi», considerando anche «riapertura delle scuole e nessun telelavoro», ecco che gli studiosi di numeri si sono messi a studiare il dossier. Scoprendo che i conti non tornano.

È stato Dagospia a dare voce ai dubbi di alcuni studiosi di statistica, che sul sito holdingcarisma.it hanno fatto due calcoletti. «Dal 24 febbraio (prima rilevazione della Protezione civile, nda) a ieri i casi di terapia intensiva sono stati, in media, 2.272. Con la punta massima di 4.068 casi del 3 aprile». Un numero che non è commensurabile con quello indicato dal rapporto, che ipotizza un salto pari a circa 30 volte (4mila per 30 fa 120mila, nda). In realtà il parametro usato per calcolare il tasso di fatalità sui contagi è 0,657%. «Se quello dell’8 giugno fosse il dato effettivo, dovremmo avere più di 1,3 milioni di malati ospedalizzati e oltre 3,8 milioni di contagiati». Un disastro.

Se si calcola «il numero di decessi ufficiali (8.311) in Lombardia al momento del picco della terapia intensiva (…) si tratta di 1.385.000 contagiati», dato stimato «partendo dal tasso di infezione e letalità di cui sopra». E qui viene il bello: «Poiché i casi di terapia intensiva in Lombardia sono stati al picco 1.381 e attualmente circa 724, si desume che l’incidenza tra casi in terapia intensiva e infezione è mediamente 0,1%», vale a dire 1,38 milioni diviso 1.381, divisione fatta «secondo i metodi del comitato tecnico scientifico» del governo Conte. Ma nel grafico che accompagna i dati, l’incidenza sale da 10 a 60 volte, vale a dire tra l’1% e il 6%. Altrimenti, è il ragionamento statistico, per arrivare a 150mila italiani in terapia intensiva bisognerebbe pensare di avere «150 milioni di italiani, di cui 100 milioni sopra i 20 anni», visto che sotto questa età l’incidenza è trascurabile. I conti di Conte non tornano.

L’altro giorno è stato il compleanno di un matematico fondamentale, Kurt Gödel detto Herr Warum, mister Perché. Gödel nel 1931 ha formulato due teoremi, detti «di incompletezza», in cui si dice che in certe situazioni esiste almeno un’affermazione che non si sa se sia vera o falsa. E così non si può prendere una decisione sulla sua veridicità: magari è vera, ma noi non lo sapremo mai. Per dirla più semplice: probabilmente i 151mila pazienti in terapia intensiva (che nessuno si augura) sono il worst-case scenario, lo scenario peggiore possibile che secondo gli esperti si potrebbe verificare se andasse tutto, ma proprio tutto male. Con una classe dirigente al governo così scarsa, chi se la sente di dar loro torto?

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