Luca Sablone Grillini divisi sul fondo salva-Stati, ma diventa sempre più forte l'asse disposto a piegarsi al Pd e all'Europa: "Dobbiamo fare una riflessione più ampia" Il Movimento 5 Stelle si prepara all'ennesimo tradimento. ...

Di Maio pronto al tradimento: “Sul Mes si può trattare”

Grillini divisi sul fondo salva-Stati, ma diventa sempre più forte l’asse disposto a piegarsi al Pd e all’Europa: “Dobbiamo fare una riflessione più ampia”

Il Movimento 5 Stelle si prepara all’ennesimo tradimento. Dopo aver combattuto per anni contro l’Europa e contro il Mes, ora si è riscoperta una nuova stima nei confronti dell’Ue e un apprezzamento – seppur cauto – nei confronti del fondo salva-Stati. Lo scorso mese la posizione dei grillini era chiara: “L’Italia non userà mai il Mes. Servono gli Eurobond“. Ma la trattativa del premier Giuseppe Conte in occasione del Consiglio europeo è stata fallimentare: il Meccanismo europeo di stabilità c’è, mentre è riuscito a ottenere una timida apertura sul Recovery Fund, le cui modalità di finanziamento restano da definirsi così come i tempi e gli importi. Ecco perché i pentastellati si preparano a cedere al Mes, piegandosi alla posizione del Partito democratico. In tal senso si è registrato un importante passo indietro da parte di Luigi Di Maio.

Il ministro degli Esteri ha aperto a quello che fino a pochi giorni fa veniva definito uno strumento vecchio e inadeguato: “Sul Mes faccio una riflessione più ampia. Abbiamo da una parte chi tifa contro l’Italia, e io lo trovo sconcertante. Dall’altra abbiamo chi considera il Mes la salvezza nazionale. Non è vero neanche questo“. Perciò ha invitato a essere pragmatici: “Questa è la partita della vita per noi. E non è ancora finita. Anzi, è appena iniziata“.

“Messinscena della Meloni”

Nella giornata di ieri Fratelli d’Italia ha presentato un ordine del giorno alla Camera per chiedere di “impegnare il governo a non usare il Mes in alcun caso“: la proposta è stata bocciata con 216 voti a favore e 119 favorevoli. Ma i 5 Stelle si sono spaccati: 7 deputati gialli (Lombardo, Maniero, Nesci, Raduzzi, Vallascas, Cabras e Vianello) hanno votato con Fdi; la deputata Corneli si è invece astenuta. L’ex capo politico del M5S non ha usato mezzi termini per commentare l’azione del partito di Giorgia Meloni: “Nessuna contraddizione (dei grillini, ndr), l’ho trovato una messinscena. Il Parlamento ha un valore assoluto, non può essere trattato come il palcoscenico mediatico di qualcuno“.

Nell’intervista rilasciata a La Stampa, Di Maio ha voluto specificare che un finanziamento “a fondo perduto” non equivale a regalare soldi: “Significa entrare in un circuito in cui le risorse finanziarie della Commissione vanno comunque restituite. Francia, Spagna e Portogallo sono sulla stessa posizione. Stiamo solo chiedendo una forma concreta di solidarietà“. Perciò ha ribadito la necessità di individuare un piano finanziario “che permetta di non aumentare i divari tra Paesi e di fare ripartire tutti insieme il più rapidamente possibile. Se proprio vuole, è un regalo che l’Europa fa a se stessa“.

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Luca Sablone Grillini divisi sul fondo salva-Stati, ma diventa sempre più forte l'asse disposto a piegarsi al Pd e all'Europa: "Dobbiamo fare una riflessione più ampia" Il Movimento 5 Stelle si prepara all'ennesimo tradimento. ...

Di Maio pronto al tradimento: “Sul Mes si può trattare”

Grillini divisi sul fondo salva-Stati, ma diventa sempre più forte l’asse disposto a piegarsi al Pd e all’Europa: “Dobbiamo fare una riflessione più ampia”

Il Movimento 5 Stelle si prepara all’ennesimo tradimento. Dopo aver combattuto per anni contro l’Europa e contro il Mes, ora si è riscoperta una nuova stima nei confronti dell’Ue e un apprezzamento – seppur cauto – nei confronti del fondo salva-Stati. Lo scorso mese la posizione dei grillini era chiara: “L’Italia non userà mai il Mes. Servono gli Eurobond“. Ma la trattativa del premier Giuseppe Conte in occasione del Consiglio europeo è stata fallimentare: il Meccanismo europeo di stabilità c’è, mentre è riuscito a ottenere una timida apertura sul Recovery Fund, le cui modalità di finanziamento restano da definirsi così come i tempi e gli importi. Ecco perché i pentastellati si preparano a cedere al Mes, piegandosi alla posizione del Partito democratico. In tal senso si è registrato un importante passo indietro da parte di Luigi Di Maio.

Il ministro degli Esteri ha aperto a quello che fino a pochi giorni fa veniva definito uno strumento vecchio e inadeguato: “Sul Mes faccio una riflessione più ampia. Abbiamo da una parte chi tifa contro l’Italia, e io lo trovo sconcertante. Dall’altra abbiamo chi considera il Mes la salvezza nazionale. Non è vero neanche questo“. Perciò ha invitato a essere pragmatici: “Questa è la partita della vita per noi. E non è ancora finita. Anzi, è appena iniziata“.

“Messinscena della Meloni”

Nella giornata di ieri Fratelli d’Italia ha presentato un ordine del giorno alla Camera per chiedere di “impegnare il governo a non usare il Mes in alcun caso“: la proposta è stata bocciata con 216 voti a favore e 119 favorevoli. Ma i 5 Stelle si sono spaccati: 7 deputati gialli (Lombardo, Maniero, Nesci, Raduzzi, Vallascas, Cabras e Vianello) hanno votato con Fdi; la deputata Corneli si è invece astenuta. L’ex capo politico del M5S non ha usato mezzi termini per commentare l’azione del partito di Giorgia Meloni: “Nessuna contraddizione (dei grillini, ndr), l’ho trovato una messinscena. Il Parlamento ha un valore assoluto, non può essere trattato come il palcoscenico mediatico di qualcuno“.

Nell’intervista rilasciata a La Stampa, Di Maio ha voluto specificare che un finanziamento “a fondo perduto” non equivale a regalare soldi: “Significa entrare in un circuito in cui le risorse finanziarie della Commissione vanno comunque restituite. Francia, Spagna e Portogallo sono sulla stessa posizione. Stiamo solo chiedendo una forma concreta di solidarietà“. Perciò ha ribadito la necessità di individuare un piano finanziario “che permetta di non aumentare i divari tra Paesi e di fare ripartire tutti insieme il più rapidamente possibile. Se proprio vuole, è un regalo che l’Europa fa a se stessa“.

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