Philip Morris,la rivouzione parte dalle donne: è la prima azienda al mondo per parità salariale

Philip Morris,la rivouzione parte dalle donne: è la prima azienda al mondo per parità salariale

Non solo nuove tecnologie, attenzione verso il cliente e utilizzo di materiali rispettosi dell’ambiente. Una delle grandi sfide per le aziende di oggi è la parità salariale tra lavoratori e lavoratrici. Un traguardo che viene sancito anche dalla certificazione rilasciata dalla no-profit svizzera “Equal Salary Foundation” tramite il controllo di un ente terzo, Price Waterhouse Coopers, che ha il potere di ritirare il riconoscimento qualora si facciano passi indietro rispetto agli obiettivi raggiunti. Philip Morris International è stata la prima multinazionale al mondo, nel marzo 2019, ad ottenere questo certificato, avendo sottoposto tutte le sue affiliate, tra cui le due italiane, al vaglio della fondazione. Un risultato che attesta come l’uguaglianza di stipendio tra uomini e donne di pari grado riguardi tutti e 77mila i dipendenti del colosso del tabacco. A livello globale, oltre il 40 per cento delle persone che lavorano per la multinazionale sono donne che ad oggi occupano il 35% per cento delle posizioni manageriali, ma i vertici dell’azienda vogliono raggiungere almeno il 40 entro i prossimi due anni. Per arrivarci si è scelto di procedere con lo stesso numero di assunzioni per i due sessi e di incrementare le promozioni rosa.

Nel nostro Paese Philip Morris ha la sua sede produttiva nel bolognese: un training center a Zola Predosa (ex stabilimento Intertaba) e il “centro di eccellenza” di Crespellano, aperto nel 2016. Qui oltre 1.600 dipendenti lavorano alla fabbricazione di prodotti tecnologici “senza fumo”, essenzialmente stick di tabacco che vengono scaldati attraverso un dispositivo elettronico, annullando quindi la combustione, principale causa delle malattie legate al fumo. “La nostra visione per un futuro senza fumo – spiega Eugenio Sidoli, presidente di Philip Morris Italia – si racchiude in tre concetti: se non fumi non iniziare, se fumi smetti, se non smetti cambia passando a soluzioni senza combustione. Non si tratta solo di sostituire un prodotto con un altro, ma di fornire un’alternativa valida a un miliardo di fumatori che, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità, non diminuiranno da qui al 2025. Oltre 15 anni fa abbiamo dato il via a questo radicale cambio di rotta immaginando un futuro in cui i bisogni dei nostri consumatori combaciassero con le aspettative della società e delle oltre 77mila persone che lavorano con noi: un futuro senza fumo che speriamo di realizzare al più presto”. Philip Morris in Italia, oltre alle omonime sigarette, vende pacchetti Marlboro, Merit e Chesterfield, ma proprio alla luce di questa nuova missione aziendale si è impegnata a smettere di commercializzare sigarette nel più breve tempo possibile.

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Anche nello stabilimento di Crespellano, il gender pay gap è stato abbattuto. Una rivoluzione culturale che, spiegano dalla fabbrica, sta portando benefici a tutto il processo produttivo. “Il nostro ambiente di lavoro è veramente inclusivo – racconta Simona Robotti, direttrice delle Risorse umane di Philip Morris Manufacturing & Tecnology Bologna – perché non si parla mai di uomini e donne, ma di persone che svolgono i propri compiti. Tutti, a prescindere da qualsiasi tipo di diversità, godiamo delle stesse opportunità e personalmente non ho mai percepito come uno svantaggio il fatto di non essere un uomo”. Per evitare che questa battaglia fosse soltanto a tinte rosa, Philip Morris ha coinvolto gli uomini nella propria campagna. E per l’8 marzo niente mimose alle signore: tutti ricevono un regalo. Un passo in più per abbattere le differenze. “Affrontando in modo serio la questione, i dipendenti maschi sono stati coinvolti e hanno dato risposte ottime”, precisa Robotti.

Nel quotidiano il sostegno ai lavoratori passa dalla parità salariale e da orari flessibili, ma non solo. Negli uffici di Philip Morris Italia a Roma, importanti sono anche le condizioni favorevoli al rientro in azienda dopo la nascita di un figlio e un welfare aziendale che genera bonus per pagare l’asilo nido, la baby-sitter o le rette scolastiche. Nell’affiliata produttiva di Bologna, si è puntato sull’incentivare percorsi di formazioni in ambito scientifico-tecnologico per le lavoratrici che ne avevano bisogno. Buone pratiche a cui anche altri imprenditori si sono interessati. “Una delle cose che ci rendono più orgogliosi è che molte altre fabbriche della zona ci stanno chiedendo consigli su come migliorare le condizioni delle lavoratrici al proprio interno. Aver fatto da apripista per i diritti delle donne – ha concluso Robotti – è la ricompensa per il processo culturale che portiamo avanti ogni giorno”.

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